{"id":1972,"date":"2026-03-30T16:58:51","date_gmt":"2026-03-30T16:58:51","guid":{"rendered":"https:\/\/ilraffaello.iisraffaello.edu.it\/blog\/?p=1972"},"modified":"2026-03-30T16:58:51","modified_gmt":"2026-03-30T16:58:51","slug":"mio-nonno-una-vittima-di-mafia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilraffaello.iisraffaello.edu.it\/blog\/a-scuola\/mio-nonno-una-vittima-di-mafia\/","title":{"rendered":"Mio nonno, una vittima di mafia"},"content":{"rendered":"\n<p>Il prof. Puntarello racconta<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><a href=\"https:\/\/ilraffaello.iisraffaello.edu.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/images-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"334\" height=\"151\" src=\"https:\/\/ilraffaello.iisraffaello.edu.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/images-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1973\" srcset=\"https:\/\/ilraffaello.iisraffaello.edu.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/images-1.jpg 334w, https:\/\/ilraffaello.iisraffaello.edu.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/images-1-300x136.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 334px) 100vw, 334px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Nell\u2019occasione del 21 marzo, <strong>GIORNATA DELLA MEMORIA E DELL\u2019 IMPEGNO IN RICORDO DELLE VITTIME INNOCENTI DELLE MAFIE<\/strong>, abbiamo intervistato il prof. Giuseppe Puntarello per farci raccontare la storia di suo nonno, vittima della mafia nel \u201845.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>\u00ab<\/em><\/strong><em>Mio nonno, Giuseppe Puntarello, fa parte di quella nutrita schiera di sindacalisti uccisi in Sicilia tra il \u201844 e il \u201856.\u00a0<\/em> <em>Nacque a Comitini in provincia di Agrigento, aveva 53 anni quando fu ucciso con un colpo di lupara alle spalle. Era segretario delle Camere di lavoro di Ventimiglia di Sicilia (un piccolo paesino a 39 km da Palermo) e lavorava come autista della ditta INT(Istituto Nazionale Trasporti). La sua numerosa famiglia era ben istruita per quell\u2019epoca: un fratello perse la vita durante la Prima Guerra Mondiale nell\u2019undicesima battaglia dell\u2019Isonzo a Gorizia; un altro era pilota di aerei; un altro ancora era ufficiale dei pompieri.\u00a0Giuseppe si trasfer\u00ec a Ventimiglia, paese natale della moglie, dove trov\u00f2 lavoro e mise su famiglia.\u00a0 Emigr\u00f2 in Eritrea ad Asmara, ma rimase deluso, decise di ritornare in Sicilia e da diversianni ormai conduceva l\u2019autobus che da Ventimiglia portava a Palermo, alternandosi nella guida con un compagno di lavoro.\u00a0<\/em> <em>La mattina del 4 dicembre \u201845, il suo collega si trov\u00f2 nell\u2019impossibilit\u00e0 di andare a prelevare l\u2019autobus dall\u2019autorimessa e pertanto mio nonno lo sostitu\u00ec. Un commando mafioso lo costrinse a fermarsi per strada e lo uccise con fredda determinazione.\u00a0<\/em> <em>Mor\u00ec sul colpo.\u00a0<\/em> <em>Mettendo insieme i pezzi si comprese che si trattava di un omicidio di mafia, e non come si diceva di uno scambio di persona, purtroppo le indagini furono molto superficiali. Pi\u00f9 del 70% di questi omicidi rimangono impuniti, senza colpevoli, ci\u00f2 vale per tutti anche per Falcone e Borsellino.<\/em> <em>A quel tempo, parlare di mafia non era un argomento comune, non si aveva contezza di cosa fosse: lo dimostrano i giornali che sbagliavano a scrivere la parola mafia con \u201cmaffia\u201d, che deriverebbedall\u2019arabo ma\u1e25y\u0101\u1e63 (&#8220;smargiasso&#8221;, &#8220;spavaldo&#8221;),\u00a0da mo&#8217;afiah (&#8220;arroganza&#8221;, &#8220;prevaricazione&#8221;, &#8220;tracotanza&#8221;) o da maha fat (&#8220;protezione&#8221;, &#8220;immunit\u00e0&#8221;).\u00a0Uno dei giornali allora pi\u00f9 diffusi, \u201cLa Voce della Sicilia\u201d, riportava il seguente titolo: \u201cL\u2019assassinio del segretario della sezione comunista di Ventimiglia di Sicilia\u201d e continuava\u00a0informando\u00a0che \u201cIeri mattina \u00e8 stato assassinato a Ventimiglia, in provincia di Palermo, il compagno Giuseppe Puntarello, segretario della locale sezione comunista. Gi\u00e0 varie volte la sezione aveva ricevuto minacce dalla maffia del luogo, al soldo del separatismo agrario, di cui anche il sindaco \u00e8 un esponente. C\u2019\u00e8 di pi\u00f9: il maresciallo dei carabinieri aveva intimato ai nostri compagni la chiusura della sezione minacciando inoltre il confino ai compagni pi\u00f9 in vista. Purtroppo non \u00e8 la prima volta che i nostri compagni rimangono vittime della reazione agraria. E quel che \u00e8 peggio, le autorit\u00e0 si sono dimostrate sempre incapaci di colpire con la necessaria energia questi delitti della maffia, questa polizia privata dei nostri signori feudali, di quella classe che mentre tenta di stroncare con tutte le armi, dall\u2019assassinio alla calunnia, i movimenti d\u2019avanguardia, sfratta dalla terra i contadini, nega loro le sementi per rappresaglia all\u2019applicazione dei decreti Gullo, e sottraendo il grano all\u2019ammasso affama nello stesso tempo tutto il popolo (\u2026). Attendiamo intanto i provvedimenti delle autorit\u00e0: ad esse per\u00f2 ricordiamo che in questi casi non agire con la massima sollecitudine, oltre che con la necessaria energia, equivale a non volere agire.\u201d<\/em> <em>Bisogna ricordare che nella Sicilia\u00a0degli anni \u201840 era ancora presente un\u2019organizzazione territoriale di tipo feudale, ci\u00f2 significa che c\u2019erano grandissimi latifondi, per lo pi\u00f9 abbandonati, nelle mani di poche famiglie aristocratiche, perci\u00f2\u00a0per intaccare il latifondismo e risolvere il problema della povert\u00e0 l\u2019unica soluzione era distribuire la terra incolta ai contadini. Ci\u00f2 era fortemente voluto dal ministro dell\u2019agricoltura e delle foreste Fausto Gullo, soprannominato &#8220;Ministro dei contadini&#8221; per i suoi decreti del \u201844\u00a0in favore della riforma agraria, che poi sar\u00e0 attuata nel 1950.\u00a0<\/em> <em>Inoltre, c\u2019era gi\u00e0 la presenza degli americani sbarcati nel \u201843 e il grano veniva ammassato in grandi magazzini, i cosiddetti \u201cgranai del popolo\u201d, per essere distribuito sotto il controllo militare.\u00a0<\/em> <em>Le organizzazioni politiche e i sindacalisti, tra i quali mio nonno, si erano attivati in Sicilia per l\u2019attuazione dei decreti Gullo e la distribuzione del grano, per soddisfare le esigenze primarie della popolazione\u00bb<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8211; Quindi suo nonno si \u00e8 attirato l\u2019inimicizia dei grandi latifondisti?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Esatto, i latifondisti si servivano dei gabellotti armati a cavallo come personale di controllo delle loro terre, che facevano rispettare la volont\u00e0 del padrone, quindi la mafia come la conosciamo noi \u00e8 figlia della mafia rurale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando i carabinieri, 10 anni dopo, hanno messo insieme i pezzi si sono resi conto della lunga lista di sindacalisti morti dall\u2019agosto \u201844. L\u2019elenco dei sindacalisti uccisi in questo contesto \u00e8 lunghissimo, solo per citare alcuni nomi, si comincia con Lorenzo Panepinto, maestro elementare, Andrea Raia fino ad arrivare a Placido Rizzotto e a Salvatore Carnevale e in tempi pi\u00f9 recenti a Pio La Torre nel 1982. Il calendario della memoria della CGIL li ricorda tutti, in ordine alfabetico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8211; Tutti sapevano di questo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Certo, i carabinieri addirittura contrastavano l\u2019operato politico della Camera del lavoro e dei sindacalisti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8211; Lei e la sua famiglia siete a conoscenza del nome chi \u00e8 stato a uccidere suo nonno o almeno del mandante?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Io so il nome del collega che avrebbe dovuto aprire l\u2019autorimessa.&nbsp; Considerate che io sono nato 22 anni dopo questo evento. Mia nonna \u00e8 rimasta vedova con 5 figli, di cui il pi\u00f9 piccolo aveva 5 anni. Mio padre all\u2019epoca ne aveva 13 ed era gi\u00e0 al collegio dei sordomuti; al terzo figlio, che si chiamava anche lui Giuseppe-Joe Puntarello, perch\u00e9 poi si \u00e8 trasferito in America, di circa 18 anni, \u00e8 toccato il compito di riconoscere il corpo del padre. Mia nonna, Vincenza Samperi, \u00e8 rimasta in povert\u00e0 ed ha ricevuto la solidariet\u00e0 di tutto il paese per crescere i suoi figli. <\/em><em>A mio nonno sono stati intestati nel 2017 la sede della CGIL a Ventimiglia di Sicilia e nel 2018 a Palermo una via, Largo Giuseppe Puntarello, che non sono ancora andato a vedere, prima o poi ci andr\u00f2.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>&#8211; <\/em><\/strong><strong>Lei come \u00e8 venuto a conoscenza di questa storia<\/strong>?<\/p>\n\n\n\n<p><em>I miei genitori conservavano un ritaglio di giornale e da bambino mi mostravano la foto del nonno. In famiglia si provava molta vergogna per questo fatto, i mafiosi si uccidevano a vicenda e la nostra non era una famiglia mafiosa.&nbsp; Mia nonna preferiva credere allo scambio di persona, tuttavia non tollerava che in famiglia si parlasse di politica, perch\u00e9 proprio l\u2019attivit\u00e0 politica \u00e8 stata la causa della morte di suo marito<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. Ceccarini, M. Albero, S. Lamanna, M. Flamini<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il prof. Puntarello racconta Nell\u2019occasione del 21 marzo, GIORNATA DELLA MEMORIA E DELL\u2019 IMPEGNO IN RICORDO DELLE VITTIME INNOCENTI DELLE MAFIE, abbiamo intervistato il prof. 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