{"id":312,"date":"2018-01-15T15:45:03","date_gmt":"2018-01-15T15:45:03","guid":{"rendered":"http:\/\/ilraffaello.iisraffaello.gov.it\/wpilRaffaello\/?p=312"},"modified":"2018-01-15T15:45:03","modified_gmt":"2018-01-15T15:45:03","slug":"il-raffaello-la-mia-nuova-scuola-intervista-a-samuele-giombi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilraffaello.iisraffaello.edu.it\/blog\/a-scuola\/il-raffaello-la-mia-nuova-scuola-intervista-a-samuele-giombi\/","title":{"rendered":"Il Raffaello, la mia nuova scuola. Intervista a Samuele Giombi"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<b><a href=\"https:\/\/ilraffaello.iisraffaello.edu.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/WhatsApp-Image-2018-01-13-at-08.08.46.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-313\" src=\"https:\/\/ilraffaello.iisraffaello.edu.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/WhatsApp-Image-2018-01-13-at-08.08.46-300x169.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/ilraffaello.iisraffaello.edu.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/WhatsApp-Image-2018-01-13-at-08.08.46-300x169.jpeg 300w, https:\/\/ilraffaello.iisraffaello.edu.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/WhatsApp-Image-2018-01-13-at-08.08.46-768x432.jpeg 768w, https:\/\/ilraffaello.iisraffaello.edu.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/WhatsApp-Image-2018-01-13-at-08.08.46-1024x576.jpeg 1024w, https:\/\/ilraffaello.iisraffaello.edu.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/WhatsApp-Image-2018-01-13-at-08.08.46-1568x882.jpeg 1568w, https:\/\/ilraffaello.iisraffaello.edu.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/WhatsApp-Image-2018-01-13-at-08.08.46.jpeg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Lei \u00e8 arrivato al <em>Raffaello<\/em>\u00a0quest\u2019anno. Qual \u00e8 la sua storia e il suo percorso precedente?<\/b><\/p>\n<p>Dopo essermi laureato a Bologna in Lettere Classiche nel 1986 e dopo aver conseguito il dottorato di ricerca fra Bologna e Milano, dal 1992 al 2007, in seguito al concorso per l\u2019insegnamento ho insegnato al Liceo classico \u201cNolfi\u201d, (seppure con alcuni intervalli per periodi di ricerca anche all\u2019estero). Quindi, superato il concorso per dirigenti scolastici, ho svolto il ruolo di dirigente per il primo anno presso l\u2019ITC \u201cBattisti\u201d e poi per nove anni consecutivi sino allo scorso agosto presso il Liceo scientifico \u201cTorelli\u201d. Non ho mai smesso, per\u00f2, di seguire interessi di studio legati alle mie discipline di formazione in ambito storico-letterario, attivando anche da diversi anni una collaborazione con l\u2019Universit\u00e0 di Urbino. Vivo da molti anni a Fano, con mia moglie ed i nostri tre figli (di 17, 21 e 23 anni).<\/p>\n<p><b>Ci sono stati, da studente, dei professori che l\u2019hanno motivata creando un ricordo perenne ?<\/b><\/p>\n<p>Negli anni come studente al Classico di Fano ci sono stati dei professori che hanno lasciato un bel ricordo, anche per ragioni diverse l\u2019uno dall\u2019altro: chi pi\u00f9 sul pano umano, chi pi\u00f9 su quello della competenza disciplinare in senso stretto, chi pi\u00f9 per una certa apertura di metodo e prospettive. Nell\u2019insieme ho incontrato figure diverse per spessore e posizioni: ma anche questo \u00e8 il \u201cbello\u201d della scuola pubblica statale. In ogni caso, non mi pento del percorso di studi che ho scelto; lo sceglierei ancora e lo raccomanderei. Negli anni universitari credo di poter dire di aver incontrato almeno un paio di figure di professori davvero eccellenti sul piano culturale-scientifico. Naturalmente, tanto alle Superiori quanto all\u2019Universit\u00e0, ho conosciuto anche docenti meno validi. Si tratta di una \u201clegge\u201d di cui si fa inevitabilmente esperienza nella scuola, nel lavoro, nella vita.<\/p>\n<p><b>Come mai il trasferimento da Fano a Urbino?<\/b><\/p>\n<p>Quando una recente disposizione scolastica regionale ha previsto che il \u201cpreside\u201d (oggi \u201cdirigente scolastico\u201d) non possa rimanere oltre nove anni consecutivi nel medesimo istituto, ho optato per il \u201cRaffaello\u201d di Urbino, ritenendola una istituzione scolastica pi\u00f9 coerente con la mia formazione ed esperienza professionale rispetto ad altre tipologie di scuole seppur pi\u00f9 vicine alla citt\u00e0 in cui risiedo. Ho fatto questa scelta poich\u00e9 concepisco il mio ruolo non come un ruolo meramente gestionale indifferentemente applicabile a qualunque contesto scolastico, ma come un ruolo di \u201cleadership\u201d formativa-culturale che pu\u00f2 tanto meglio svolgersi quanto pi\u00f9 coniugato in coerenza con la propria formazione ed esperienza professionale.<\/p>\n<p><b>Che tipologia di leadership sta mettendo in atto all\u2019interno della scuola?<\/b><\/p>\n<p>Il ruolo di quello che la legge attuale definisce dirigente scolastico \u00e8 piuttosto cambiato rispetto al ruolo precedente del \u201cpreside\u201d. In sommaria sintesi, si potrebbe dire che rispetto al \u201cpreside\u201d di anni fa, oggi al \u201cdirigente scolastico\u201d vengono chiesti competenze e impegni pi\u00f9 orientati sul piano gestionale e burocratico. Come dicevo prima, io tendo invece ad interpretare questo mio ruolo, pur nel rispetto della normativa vigente, in chiave di \u201cleadership\u201d formativa-culturale, in una prospettiva prevalente di collaborazione.<\/p>\n<p><b>Che consiglio si sente di dare ai ragazzi che sono incerti sul proprio futuro?<\/b><\/p>\n<p>Ogni generazione ha avuto i suoi problemi; e forse ogni generazione \u00e8 tentata di ritenere pi\u00f9 fortunata la precedente. Tuttavia resta pur vero che gli adolescenti e i giovani oggi si trovano di fronte una realt\u00e0 molto complessa e difficile da interpretare: i sociologi parlano di societ\u00e0 postmoderna e la definiscono una societ\u00e0 \u201cliquida\u201d. Il mercato del lavoro per un giovane d\u2019oggi \u00e8 enormemente pi\u00f9 fluido, incerto e complicato;\u00a0 altrettanto dicasi per quello delle scelte universitarie o post-diploma. In positivo, per\u00f2, alla complessit\u00e0 pu\u00f2 corrispondere anche una maggiore ricchezza di opzioni. Anche se a volte potrebbe prevalere l\u2019incertezza, mi sentirei di consigliare che, dopo essersi ben informati, si devono sempre seguire le proprie passioni e inclinazioni, cercando per\u00f2 con concretezza di verificare lo spazio che esse possono avere dal punto di vista occupazionale nel prossimo domani e comunque essendo consapevoli di tali prospettive occupazionali senza ingenuit\u00e0 disinformata.<\/p>\n<p><b>In conclusione, quale \u201cmessaggio\u201d vorrebbe lanciare agli studenti del <em>Raffaello<\/em>?\u00a0<\/b><\/p>\n<p>Colgo l\u2019occasione per comunicare agli studenti e alle famiglie alcune intenzioni e preoccupazioni educative da parte della scuola, alcuni punti che, per quanto semplici, ritengo essenziali. Agli studenti, ho gi\u00e0 detto che la loro presenza in questa scuola pu\u00f2 intendersi come un intreccio di diritti e di doveri: <b>due principali diritti e due principali doveri<\/b>.<\/p>\n<p>Anzitutto il <b>diritto di apprendere<\/b>. Ci\u00f2 significa che la scuola deve fornire loro un insegnamento adeguato per conoscenze e competenze in qualit\u00e0 e quantit\u00e0, chiedendogli di conseguenza un impegno serio; in questo, naturalmente, primario \u00e8 il ruolo dei docenti. Ed \u00e8 evidente come a tale diritto corrisponda immediatamente un parallelo dovere da parte degli studenti: il <b>dovere di studiare<\/b>. Difficilmente, infatti, l\u2019apprendimento potr\u00e0 realizzarsi se non accompagnato da un serio impegno di attenzione in classe e di studio pomeridiano, in qualit\u00e0 e quantit\u00e0. Ho aggiunto che lo studio deve essere per loro il proprio attuale lavoro; naturalmente senza rinunciare ad altre varie e belle attivit\u00e0, ma senza neppure considerare lo studio un\u2019attivit\u00e0 residuale, bens\u00ec considerandola come l\u2019attivit\u00e0 principale (seppure non certo esclusiva). Gli studenti hanno poi il <b>diritto di essere sempre rispettati<\/b> come persone. Nessuno pu\u00f2 offendere la loro dignit\u00e0: n\u00e9 i compagni n\u00e9 il personale scolastico. Ci\u00f2 naturalmente non significa che le valutazioni sulle loro prove non potranno essere negative; ma, a fianco di valutazioni anche eventualmente negative, \u00e8 chiaro che la valutazione riguarda sempre la prova e non la persona (la prova potr\u00e0 essere valutata con un voto negativo, ma sempre spiegandone le motivazioni e le correzioni al fine di favorire la comprensione e il recupero, e mai denigrando lo studente autore della prova). A questo diritto di essere rispettati corrisponde, quindi, il <b>dovere di rispettare<\/b>. Il rispetto che \u00e8 dovuto a s\u00e9 lo si deve agli altri: gli altri studenti e tutto il personale della scuola. E &#8211; come prescrive esplicitamente anche il nostro Regolamento di Istituto &#8211; il rispetto si estende anche ai beni materiali della scuola: a cominciare dai banchi (di cui ogni alunno \u00e8 responsabile e che vanno riconsegnati a fine anno puliti e integri) fino a tutte le strutture e strumentazioni varie.<\/p>\n<p>Mi auguro che le famiglie possano condividere queste considerazioni essenziali e concorrere a sostenerle in quella relazione educativa che, primariamente, hanno con i loro figli come compito precipuamente proprio.<\/p>\n<p>Quanto a noi, come scuola, ne siamo certamente convinti (e credo in questo di interpretare il pensiero anche dei docenti). Talvolta potremo forse non dimostrarcene all\u2019altezza, a causa dei nostri limiti oggettivi o soggettivi; al riguardo potremo aiutarci a vicenda, in una auspicabile alleanza educativa scuola \u2013 famiglia, nel rispetto dei rispettivi ruoli.<\/p>\n<p><strong>Narjis En Nahili<\/strong>\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lei \u00e8 arrivato al Raffaello\u00a0quest\u2019anno. Qual \u00e8 la sua storia e il suo percorso precedente? 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