{"id":551,"date":"2019-03-22T15:15:03","date_gmt":"2019-03-22T15:15:03","guid":{"rendered":"http:\/\/ilraffaello.iisraffaello.gov.it\/wpilRaffaello\/?p=551"},"modified":"2019-03-22T15:15:03","modified_gmt":"2019-03-22T15:15:03","slug":"fare-memoria-la-giornata-della-memoria-2019","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilraffaello.iisraffaello.edu.it\/blog\/immaginario\/fare-memoria-la-giornata-della-memoria-2019\/","title":{"rendered":"Fare memoria, la giornata della memoria 2019"},"content":{"rendered":"\n\t\t\t\t\n<p><strong>La mostra<\/strong><br>\nE&#8217; sempre difficile parlare di memoria senza risultare retorici, schiavi di un ben pensare spesso vuoto. Oggi vogliamo parlare della nostra esperienza di \u201cmemoria&#8221; e di come abbiamo cercato di ricordare in modo autentico quello che \u00e8 stato uno dei capitoli pi\u00f9 tristi della storia del Novecento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il 27 gennaio di ogni anno si celebra la &#8220;giornata della memoria&#8221; per ricordare le 6 milioni di vittime dell\u2019Olocausto. Questa data \u00e8 significativa, proprio il 27 gennaio del 1945 l\u2019Armata Rossa invase il campo di concentramento di Auschwitz e liber\u00f2 i superstiti rivelando all\u2019umanit\u00e0 il teatro di orrori che quel luogo maledetto era stato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro istituto,&nbsp; l\u2019 I.I.S. Raffaello,&nbsp; ha voluto&nbsp; quest\u2019anno essere presente con una sua iniziativa per ricordare questo tragico avvenimento: una mostra aperta al pubblico dal 27 gennaio al 2 febbraio 2019.<\/p>\n\n\n\n<p>In collaborazione con il Comune di Urbino e con Maria Luisa Moscati,&nbsp; studiosa urbinate di ebraismo,&nbsp; supportati dal dirigente scolastico Samuele Giombi e dalle prof.sse Cavallini e Gioffreda,&nbsp; la mostra \u00e8 stata allestita&nbsp; nei corridoi della nostra scuola con noi alunni, un gruppo di 12 studenti di classi diverse,&nbsp; a fare da guida.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con&nbsp; 38 pannelli,&nbsp; versione itinerante&nbsp; di una mostra&nbsp; pi\u00f9 ampia gi\u00e0 ospitata al Vittoriano di Roma tra il 2004 e il 2005 &nbsp; abbiamo organizzato un percorso storico-espositivo coinvolgente, aperto alla citt\u00e0,&nbsp; semplice ma che potesse &#8220;restare addosso\u201d e provvedere a mantenere viva la consapevolezza delle nostre colpe.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La mostra&nbsp; si&nbsp; componeva di tre momenti:1) la ricostruzione del quadro storico-politico della Shoah e della situazione&nbsp; degli&nbsp; ebrei italiani dal 1861 al 1938, anno delle leggi razziali emanate da Mussolini, dopo quelle di Hitler del 1935; 2) l\u2019illustrazione della posizione&nbsp; di molti&nbsp; intellettuali dell&#8217;epoca, fascisti ed antifascisti, delle&nbsp; loro&nbsp; convinzioni, ma anche il racconto di tante storie di ebrei di ceti sociali diversi,&nbsp; tra le quali&nbsp; quelle di Primo Levi e di Liliana Segre, solo per fare qualche esempio,&nbsp; dalla loro perfetta integrazione nella societ\u00e0 italiana&nbsp; fino alla loro discriminazione, dei diversi epiloghi delle loro vite, le fughe,&nbsp; i nascondigli e, nel peggiore dei casi, la deportazione nel lager; 3) l&#8217;ultima parte \u00e8 stata sicuramente quella pi\u00f9 coinvolgente a livello emotivo: la lettura di alcune pagine dei diari di Marcella e Gaddo, due ragazzi ebrei, romana la prima, triestino il secondo,&nbsp; le cui vicende sono state legate alla citt\u00e0 di Urbino. Attraverso Marcella e Gaddo&nbsp; abbiamo ricostruito&nbsp; storie avvenute in luoghi che noi viviamo quotidianamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Al termine del percorso, un pannello bianco, \u201c la pagina bianca della storia\u201d ancora da scrivere&nbsp; invitava&nbsp; i partecipanti a incidere nero su bianco una riflessione&nbsp; personale, un segno tangibile che rafforzasse la consapevolezza di ci\u00f2 che \u00e8 stato.<\/p>\n\n\n\n<p>Tanti i visitatori nella giornata dell\u2019inaugurazione e nella settimana successiva, tra i quali gli alunni delle terze medie degli Istituti Pascoli e Volponi di Urbino.<\/p>\n\n\n\n<p><br>\n<strong>Perch\u00e9 ricordare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec importante? Noi non&nbsp; abbiamo la pretesa di &nbsp; porci da maestri, ma dalle nostre riflessioni e da&nbsp; quelle lasciateci dai visitatori delle mostra abbiamo capito che sar\u00e0 sempre impossibile comprendere appieno quello che \u00e8 successo, soprattutto man mano che ce ne allontaniamo nel tempo. Tuttavia, un dovere lo abbiamo, ed \u00e8 quello di sforzarci di conoscere&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>perch\u00e9 la conoscenza \u00e8 l&#8217;unica&nbsp; possibilit\u00e0 che abbiamo per difenderci dal mondo intorno a noi e da noi stessi, perci\u00f2 abbiamo cercato di leggere, di capire, di porci domande.<br>\nHannah Arendt nel volume inchiesta <em>La Banalit\u00e0 del Male<\/em> ha messo in luce che le persone che compivano gli atti pi\u00f9 crudeli erano anche le pi\u00f9 insignificanti, omuncoli che eseguivano gli ordini sapendo ma non capendo. Conoscere significa capire, significa saper agire con fermezza senza rimanere impassibili davanti al flusso degli eventi. Conoscere significa anche saper osservare in modo analitico, avere proprie opinioni, essere liberi dai pregiudizi, essere liberi di decidere in cosa credere e perch\u00e9 crederci.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte \u00e8 comodo pensare che questo sterminio inaudito sia il frutto di poche menti isolate tuttavia non \u00e8 cos\u00ec; lo sterminio ha portato alla luce il lato nascosto di tutta una societ\u00e0 civile ben organizzata. Possiamo affermare oggi che l\u2019intera societ\u00e0 \u00e8 stata carnefice tanto quanto gli esecutori materiali e, dimenticando, anche noi&nbsp; possiamo diventare&nbsp; complici dello sterminio perpetrato nell\u2019 Europa degli anni \u201940.<br>\nNell\u2019opera <em>Modernit\u00e0 e Olocausto<\/em> Zygmunt Bauman mette in relazione la persecuzione degli ebrei&nbsp; con&nbsp; le dinamiche della societ\u00e0 moderna. L\u2019autore mostra come lo sterminio sia un fatto ripetibile, un frutto della civilt\u00e0 moderna e delle regole economiche che la guidano. Vede dunque la Shoah come prodotto della modernit\u00e0. In quest&#8217;ottica&nbsp; per Bauman il potere della societ\u00e0,&nbsp; una societ\u00e0 solidamente \u201cnazionalista\u201d, impregnata di \u201cuna sola cultura\u201d, pu\u00f2 mettere a tacere le istanze morali dei singoli individui ela gigantesca macchina di morte del nazismo lo dimostra.L\u2019organizzazione sociale moderna zittisce il senso di responsabilit\u00e0 personale. Si cela quindi un mostro nel finto ordine della societ\u00e0 borghese che in pochi sono pronti a denunciare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi la maggior parte di noi prova una profonda rabbia nei confronti di quello che \u00e8 successo, perch\u00e9 si tratta di una ferita inguaribile per l&#8217;umanit\u00e0 che ormai siamo tutti condannati a portarci dietro. Questa rabbia \u00e8 stata espressa da Jean Am\u00e9ry, intellettuale e superstite dell&#8217; Olocausto. Am\u00e9ry non ammetteva n\u00e9 sconti n\u00e9 giustificazioni. Delitti cos\u00ec catastrofici non si dimenticano, perch\u00e9, in fondo, di catastrofe si \u00e8 trattato. Catastrofe in senso greco, ribaltamento, rovesciamento, evento dopo il quale ogni cosa non potr\u00e0 pi\u00f9 essere la stessa. Am\u00e9ry parla di <em>ressentiment<\/em>, risentimento, inteso come ri-sentire, attraverso il quale il carnefice pu\u00f2 accostarsi alla vittima come suo simile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La distanza dai fatti del passato non \u00e8 una giustificazione per il male. L&#8217;azione del male non guarisce come una normale ferita rimarginandosi col tempo, ma lascia un vuoto che il bene e il pentimento non possono colmare. E&#8217; assolutamente ipocrita pensarlo. Am\u00e9ry si scontr\u00f2 con Primo Levi, conosciuto nel campo di concentramento di Auschwitz e accusato di essere un &#8220;perdonatore&#8221;. Si pu\u00f2 perdonare il proprio carnefice? Riconciliarsi con chi \u00e8 stato artefice del male pi\u00f9 assoluto? Am\u00e9ry non vuole perdonare, piuttosto chiede giustizia. Combatte una guerra fatta di rabbia fino al suo suicidio. Levi fa una scelta diversa, sceglie di non combattere quando dice &#8220;Non sono capace, personalmente, di fare a pugni n\u00e9 di rendere il colpo&#8221;. Anche lui morir\u00e0 suicida, anche per lui &#8220;La tortura \u00e8 stata una interminabile morte&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Olocausto \u00e8 stato indubbiamente uno degli eventi che ha lasciato&nbsp; la ferita psicologica pi\u00f9 profonda nell\u2019 immaginario collettivo, mostrando di cosa \u00e8 effettivamente capace l\u2019uomo, e, di come davanti agli eventi traumatici si possono avere reazioni diverse, dalla rassegnazione alla denuncia. Tuttavia ci\u00f2 che accomuna tutte le vittime \u00e8 un\u2019indicibile sofferenza, un carico di male che tiene la vita in stretta contiguit\u00e0 con la morte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Per noi, \u00e8 necessario dunque ricordare , qualunque siano le motivazioni&nbsp; di ciascuno,&nbsp; perch\u00e9 un fenomeno cos\u00ec ampio e crudele non nasce senza fondamenta solide, senza il pieno consenso, almeno iniziale,&nbsp; di molti, se non di tutti.&nbsp; Occorre fare memoria affinch\u00e9&nbsp; non avvenga pi\u00f9 ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 successo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci piace concludere questa nostra riflessione con una frase di Lilli Gruber,&nbsp; lasciataci da un visitatore&nbsp; della mostra su uno dei tanti bigliettini di cui si \u00e8 riempito il pannello della \u201cpagina bianca della storia\u201d,&nbsp; perch\u00e9 sintetizza efficacemente l\u2019idea che&nbsp; \u00e8 maturata in noi nel corso di questa esperienza: \u201cL\u2019Olocausto resta il peggiore dei crimini del regime nazista. E tutti coloro che, prima e durante la guerra, hanno lasciato che venisse preparato, organizzato e messo in pratica, hanno una parte di responsabilit\u00e0: attiva o passiva\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>S. Balsamini &#8211; M. Deriu &#8211; N. Di Berardino &#8211; L. Spadoni<\/p>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mostra E&#8217; sempre difficile parlare di memoria senza risultare retorici, schiavi di un ben pensare spesso vuoto. 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