Leggere per [*], al festival del giornalismo culturale, la 3C AFM incontra Rosella Postorino

Un’ossessione l’ha portata ad un’altra, dalla lettura alla scrittura. Ecco le sue ossessioni. La scrittrice Rosella Postorino, finalista al premio Strega con il romanzo “Mi limitavo ad amare te”, era una bambina molto competitiva e studiosa, una bambina che prendeva alla lettera ogni iperbole, come quando la maestra aveva detto di leggere il libro cento volte e lei l’ha fatto!

Il suo letto era un divano, non aveva una stanza.

Suo padre vendeva frutta e verdura e sua madre è mancata presto.

Seduta sul divano ricorda come sua madre abbracciava il fratellino, per poi ricordarsi di come è caduto dalle scale, perché lei non è stata abbastanza responsabile, non abbastanza grande da fare anche la parte della madre. Nacquero così i suoi primi sensi di colpa. 

Per scappare dalla realtà leggeva, scriveva, leggeva e lasciava che questa routine si ripetesse ogni giorno daccapo. Si sentiva superiore a Dio, lei riusciva a far resuscitare i personaggi delle sue storie, mentre Dio ancora non è riuscito a riportare sua mamma tra le sue braccia.

Suo padre non leggeva, non ne aveva bisogno, per lei, invece, leggere era ciò che le serviva e che le serve ancora oggi.

Non riesce a comprendere la mente di suo padre o come possa vivere uno che non legge. Si chiede spesso come fa la gente a sopravvivere senza lettura, se si pone delle domande. L’idea di non sentire il bisogno di leggere la spaventa, proprio come il non sapere cosa dire.

Ora quella bambina è cresciuta, fa l’editor, legge sette, otto libri al giorno, contemporaneamente. Legge in fila all’ufficio postale, in tram, per addormentarsi e le piace. Legge libri, legge dal cellulare, legge sul Kindle. La sua passione è un’ossessione di cui non ha intenzione di sbarazzarsi.

Leggere ha cambiato la traiettoria del suo destino. Per lei leggere è un qualcosa di sacro,  è come una preghiera, sei solo hai la potenza di connetterti con il mondo.

Crescendo l’unica persona che le è stata vicina è  stato il padre. Senza mischiare i loro mondi  si sono amati incondizionatamente, fidandosi l’uno dell’ altro. Suo padre non ha mai letto un suo libro, neanche quelli in cui si parla di lui, come lei non si è mai interessata del suo banco di frutta e verdura al mercato. Oggi suo padre è morto, ma resta ancora vivo nelle sue storie, nei suoi libri e nelle sue parole.

La letio magistralis  del 7 ottobre nella sala del trono di Palazzo Ducale è stata una lezione di vita. Ci ha insegnato che leggere è sentire il piacere delle parole e che ogni essere umano ha bisogno di narrazioni. Attraverso i romanzi si impara ad accettare le cose: a volte i romanzi ti fanno stare male, ma questo non è negativo, ti fa  sentire che non sei solo e non sei strano a provare il sentimento che ti attanaglia in quel momento.  I romanzi vogliono indagare il dolore.

La lettura genera empatia, serve per capire gli altri, non solo per scavare dentro di sé. Leggere è come incontrare Dio, l’amore.

Scrivere invece è togliere dall’anonimato le storie, è superare la morte biologica, che è inesorabile.

Rosella Pastorino è un esempio da seguire? Forse non nella sua ossessione, ma tutti possiamo ritagliarci un po’ di tempo per leggere, andare al cinema o scrivere qualcosa, anche nel tempo dei social.

H. Assaf

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