Sabato 28 ottobre si è svolto il primo incontro del progetto “I sabati del giornalismo culturale” nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università Carlo Bo di Urbino con la giornalista del “Corriere della Sera”, Micol Sarfatti.
Il dibattito si è incentrato, in primo luogo, sul ruolo dei Social Network nel campo dell’informazione e, in secondo luogo sul libro della Sarfatti, intitolato“Margherita Sarfatti”.
Può un giornalista, oggi, svolgere il proprio lavoro senza utilizzare la tecnologia digitale? Il pubblico di lettori, giovani e meno giovani, sa usare consapevolmente i Social network? Internet è piò o meno democratico dell’agorà greca?
Le risposta non sono tardate.
Micol Sarfatti, che lavora al magazine 7 del Corriere della Sera, afferma che i Social e la tecnologia digitale sono elementi imprescindibili, pilastri della nostra società, che sta vivendo una vera rivoluzione.
Essi fanno concorrenza alla carta stampata e ai media tradizionali. I giornali cartacei registrano un calo delle vendite, la televisione la guardano solo gli adulti e gli anziani, la radio regge il trascorrere del tempo, mentre i Social registrano un vero e proprio boom. Ormai l’informazione circola online e con questa realtà bisogna fare i conti.
Le piattaforme come Tiktok ci rendono spettatori di migliaia di video al giorno, attraverso cui passano notizie di ogni tipo. “Scrollando”, ci si trova davanti a una varietà infinita di contenuti che vanno dalla ricetta di un dolce alle immagini cruenti di guerra e di civili feriti. Questa mescolanza di notizie ha il potere di renderci quasi indifferenti e incapaci nel dare il giusto valore a ciò che vediamo e leggiamo, senza considerare, inoltre, che i Social danno notizie incomplete di fatti, eventi e personaggi, oppure offrono solo un quadro parziale delle situazioni.

Online c’è spazio per tutto, tra contenuti veri e falsi e nel mondo continuamente miliardi di persone navigano su Internet. Secondo un recente studio, circa tre giovani su cinque contribuiscono alla circolazione tra i loro coetanei delle fake news, notizie false, ma anche distorte o manipolate.
Tuttavia, per non cadere nella trappola delle notizie false, ci sono dei piccoli accorgimenti da adottare: fare attenzione al nome del sito, spesso i siti di fake news hanno come nome una storpiatura di siti famosi, informarsi sulla sua affidabilità e autenticità è il primo passo da compiere; osservare poi la quantità di pubblicità che esso offre, se ce n’è troppa dobbiamo capire che il suo intento è commerciale e il suo scopo è la profilazione degli utenti.
La regola aurea per non cadere nella trappola delle fake news è quello di consultare più fonti prima di poter credere con certezza a ciò che si è appena letto, per farsi una propria idea. Bisogna essere molto bravi a distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, seguendo ciò che ci ha insegnato Galileo Galilei, cioè di non credere subito a ciò che ci viene detto, ma consultare più fonti.
É importante comprendere che la rete non è né un luogo né uno spazio, ma una piattaforma di comunicazione, spesso piena di “titoli truffa”, cioè “titoli esca” che servono per attirare l’attenzione degli utenti e che sul web manca il contesto solido del team di redazione e del direttore responsabile del giornale, del telegiornale o giornaleradio, che attesta la veridicità della notizia e si assume la responsabilità di quello che pubblica, anche se le fake news non mancano anche qui.
Quella dell’autenticità delle notizie è una vera e propria sfida per la generazione Z, cioè di coloro che sono nati tra il 1996 e il 2010. Un ruolo importante ce l’ha la scuola, chiamata ad attrezzare i giovani di tutti gli strumenti adeguati ad esercitare il pensiero critico.
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