Odoardo Focherini, giusto fra le nazioni e beato della Chiesa
La storia di Odoardo Focherini, nato a Carpi (Modena) il 6 giugno del 1907 da genitori trentini, si incrocia con quella del mio bisnonno Erio – così inizia il racconto di questa esemplare vicenda ricca di umanità da parte del prof. Enrico Caffari.
Gestore di un negozio di cicli e motocicli, Erio era di idee socialiste e liberali e convinto antifascista: subì per questo nel 1923 l’incendio della sua attività. Erio aveva 4 figlie dai 3 ai 14 anni e per sfuggire alla violenza fascista e proteggere l’incolumità della famiglia emigrò in Francia. Le bambine rimasero in Italia, presso un collegio di Modena. Nel rigido inverno parigino, a causa di esalazioni di monossido di carbonio di una vecchia stufa Erio e la moglie persero la vita, lasciando orfane le figlie. Alla notizia della morte dei genitori, le bambine furono accolte dalla famiglia di Odoardo Focherini, intimo amico di Erio, che ne assumerà in seguito la patria potestà. Odoardo era amministratore delegato del quotidiano “L’ Avvenire d’ Italia” e lavorava a Bologna. Cattolico impegnato, era presidente diocesano dell’Agesci e dell’Azione Cattolica di Carpi. Aveva già 7 figli con la moglie Maria Marchesi, ai quali si aggiunsero le 4 bambine orfane, l’ultima della quali diventerà la nonna del prof. Caffari. Nello scenario delle leggi razziali emanate nel ’38 in Italia e della seconda guerra mondiale, Odoardo Focherini iniziò a salvare ebrei, una prima famiglia e poi altre ancora, producendo per loro documenti falsi: 105 ebrei emiliani poterono così espatriare in Svizzera. L’11 marzo ’44 venne scoperto mentre aiutava il medico ebreo Enrico Donati a fuggire dal campo di concentramento di Fossoli, fu arrestato e portato a sua volta a Fossoli, per poi essere deportato al campo di concentramento di Flossenburg, a metà strada fra Norimberga e Praga. Così come altri campi di concentramento, anche quello di Flossenburg aveva un vasto sistema di sottocampi e in quello di Hersbruck, al quale fu destinato, nel tentativo di salvare la vita di un amico venne percosso e ferito a morte il 27 dicembre dello stesso anno.
Prof., come è stato possibile ricostruire le vicissitudini di Odoardo Focherini nel campo di concentramento di Flossenburg?
Dei terribili anni di prigionia rimane come testimonianza il corpus delle 166 lettere, pubblicato per la prima volta nel 1994, che Odoardo clandestinamente e non, riuscì a far pervenire alla moglie Maria, ai genitori e agli amici. Dagli scritti della deportazione emerge l’incrollabile certezza di Odoardo che, quando infuria la tempesta, non sia possibile rimanere inermi o passivi, ma occorra farsi carico del destino dei conoscenti (che Odoardo definisce “fratelli”) e persino degli sconosciuti. Profondamente convinto che non esista «amore più grande che dare la vita per gli amici» (Gv 15,13), Odoardo sarà ucciso a Hersbruck avendo scelto di mettersi al servizio degli altri anche a costo della vita.
Quale fu il segreto dell’eroicità di Odoardo?
Padre, sposo, giornalista, lavoratore, uomo vivace e ricco di talenti, Odoardo ha impegnato fin da giovanissimo le proprie energie per la formazione e la cura dei ragazzi e dei giovani (nell’Azione Cattolica e nell’AGESCI). Odoardo ha preso il Vangelo sul serio, comprendendo che il messaggio cristiano non è un complesso di norme da osservare, ma uno stile di vita da custodire e sviluppare, che sceglie di mettere al primo posto la cura per i vicini, il servizio per i fragili, il perdono dei nemici. Per questo, dopo essere catturato, scriverà al cognato: «Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, cosa fanno patire agli Ebrei, non rimpiangeresti se non di non averne salvati in numero maggiore».
Come viene tenuta viva la memoria di Odoardo Focherini?
Molti sono i riconoscimenti ricevuti fin dal 1955, quando l’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane gli ha assegnato la Medaglia alla memoria per aver salvato vite innocenti di perseguitati dalla furia nazifascista.
Nel 1969 il suo nome è stato iscritto nell’Albo dei Giusti tra le Nazioni allo Yad Vashem, l’Ente Nazionale per la Memoria della Shoah a Gerusalemme.
Nel 2007 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli ha assegnato in memoria la Medaglia d’oro al Merito civile. Nel 2012 Papa Benedetto XVI ha riconosciuto il suo martirio in odium fidei e il 15 giugno 2015 Odoardo Focherini è statodichiarato beato. La sua memoria è ricordata ogni anno il 6 giugno, giorno della sua nascita.
Il ricordo di Odoardo è ancora vivo e intenso nei racconti familiari dei miei cari e lascia a me, e a ciascuno di coloro che entrano in contatto con la sua vicenda, l’appello a fare della nostra vita un’esistenza intensa, capace di impegnarsi per la giustizia e la verità e pronta a spendersi nella cura per chi ci è vicino.
M. Albero, D. Ceccarini, M. Flamini

