Mercoledì 11 marzo abbiamo avuto il piacere di intervistare Alessandro Rossi, giovane e talentuoso musicista del nostro istituto, il quale ci ha raccontato del suo rapporto quotidiano con la musica, la sua grande passione.
Come è iniziata la tua relazione con la musica?
Il mio viaggio con la musica è iniziato alle elementari con il flauto dolce. Allora non ero chissà quanto appassionato, però mi divertivo a suonare. La prima lezione di pianoforte che per me è avvenuta in 4ª elementare, direi un po’ tardi rispetto alla media degli iscritti al conservatorio.
Quanto e in che modo la musica influenza la tua routine quotidiana?
Abbastanza, anche perché adesso con il conservatorio sono molto impegnato tutti i giorni della settimana in modo intensivo, è uno sforzo decisamente grande, ma io sono contento di riuscire a seguire questa passione.
Con la scuola come fai…?
Con la scuola [risatina nervosa] dipende, è difficile conciliare la musica con la scuola ma insomma si fa.
Se dovessi descrivere con una sola parola come ti senti quando suoni, quale useresti?
Se dovessi descrivere come mi sento quando faccio musica con una sola parola quest’ultima sarebbe “emozioni”, perché la musica mi trasmette tante emozioni a volte belle a volte brutte, soprattutto quando non vengono i passaggi.
A chi ti ispiri tra i tanti musicisti che hanno fatto la storia della musica, se ce n’è uno?
Un compositore che mi ha ispirato tanto è Rachmaninov, compositore russo che ha vissuto una vita interessante e che è stato uno dei più grandi pianisti del ‘900. Ciò che mi colpisce di lui è che dopo un periodo difficile, la sua depressione, è riuscito a riprendersi e diventare ancor più bravo. È un esempio di resilienza che può aiutare nei momenti difficili oltre che a musicare i momenti belli.
Qual è il tuo sogno, il tuo obiettivo nella musica?
Il mio sogno ha buone possibilità di realizzarsi anche perchè a me piace la musica e sono sicuro che non l’abbandonerò, quindi è continuare a fare musica. Poi che diventi un lavoro questo non è scontato, potrebbe succedere ma anche no, per me l’importante è continuare a suonare.
Se dovessi dare un consiglio a un giovane immaginario che vuole seguire la sua passione per la musica, al te delle elementari, quale sarebbe?
Il consiglio che vorrei dare a un giovane appassionato di musica, e quindi anche a me stesso, è semplicemente quello di provare il piacere di suonare, fregarsene altamente del fatto che possa essere un po’ fuori moda, un po’ di nicchia, e che non deve per forza diventare un lavoro .
M. Albero

