Quale Italia per i giovani?

Ecco l’ultima fotografia dell’Italia scattata dall’Istat: gli over 60 costituiscono il 22% della popolazione e gli ultracentenari si sono triplicati rispetto  a 15 anni fa. La popolazione nel 2017 presenta 86.000 abitanti in meno rispetto all’anno precedente. La natalità conferma la tendenza alla diminuzione: il livello minimo delle nascite del 2015, pari a 486mila, è superato da quello del 2016 con 474mila. I decessi sono 608mila, dopo il picco del 2015 con 648mila casi, un numero ancora molto elevato viste le migliori condizioni di vita degli anziani. La fecondità totale scende a 1,43 figli per donna mentre risulta in lieve aumento il numero di immigrati.

E i giovani?

I giovani se ne vanno all’estero o direttamente dopo le superiori o dopo la laurea triennale. Molti ragazzi sostengono che i tasti dolenti dell’Italia siano principalmente  la mancanza di lavoro e la gerontocrazia, ma anche la sfiducia nella politica. Che cosa dovrebbe spingere i giovani a restare in Italia  che si configura sempre più come un paese per vecchi? Che non investe nella loro formazione e nel loro futuro?

Chi se ne va, il più delle volte, non ha intenzione di ritornare e questo impoverisce il tessuto economico, sociale e culturale del nostro paese.

Io invece penso che l’Italia  abbia ancora molto da offrire ai giovani  e sia capace di prepararli adeguatamente per essere competitivi anche all’estero. Chi va via pensa di essere innovativo, in realtà lo sarebbe davvero se rimanesse in Italia, cercando di migliorarla: i giovani sono il suo futuro.

Se il nostro paese è vecchio, servono giovani, servono più nascite, più cambiamenti anche se possono essere rischiosi.  Bisogna correre il rischio. Ci sono già  giovani che si riuniscono in associazioni e s’impegnano per raggiungere i propri obiettivi, qui in Italia. Gli adulti dovrebbero sostenerli e al momento opportuno mettersi  al loro fianco.

L’Italia che vorrei dovrebbe essere un paese  senza  mafia, senza corruzione, dove  si studia e si lavora, dove la gente è realizzata, si può costruire una casa, mettere su famiglia e concretizzare i propri progetti. Mi piacerebbe che fosse un paese con scuole sicure, strade sicure, siti archeologici, musei e  biblioteche sempre piene. Si dovrebbe apprezzare il fatto che in Italia la sanità  sia  garantita a tutti e non a chi se la può permettere, gli ospedali funzionino e la ricerca scientifica  sia promossa. Si dovrebbe apprezzare il fatto che gli anziani abbiano tutti una pensione adeguata alle proprie necessità e che non ci sia chi muore di freddo nell’indifferenza generale perché dorme all’aperto non potendosi permettere una casa.

Vorrei che l’Italia più che una meta turistica, per gli stranieri, fosse un luogo  dove desiderare di vivere per  la bellezza del paesaggio, la bontà del cibo e la cordialità della gente. Vorrei che ognuno di noi contribuisse a migliorare la situazione e che la prossima fotografia dell’ISTAT  avesse qualche tinta più tenue.

L. Nucci