Ospitalità germanica: una gradita sorpresa

Si sa: partire per un soggiorno studio è un’emozione indescrivibile. Indescrivibile come il caos che regna nella camera dello studente pronto a partire:
mille maglie sparse ovunque e la mamma che, dall’altra stanza, fa capolino con il suo “non si sa mai, portati anche questo”. A tutto ciò deve essere aggiunta una buona dose di curiosità, dovuta al semplice fatto di venire affidati per un’intera settimana a dei perfetti sconosciuti.
A degli sconosciuti che, nel caso mio e di Giorgia, ci hanno accolto come se fossimo dei nipoti.
Ad aspettarci alla stazione c’era il nostro Gastvater (padre ospitante) che, nonostante l’età, si è  offerto di portare le nostre valigie in macchina e, addirittura, in camera.
A casa siamo state accolte da una tavola imbandita, dal cinguettio dell’orologio a cucù e da una signora bionda: la nostra Gastmutter.
Un abbraccio, una stretta di mano ed un fiume di parole.
Forzata gentilezza da primo giorno?
Non credo proprio: la mattina seguente Ingeborg, la signora, ha svegliato me e Giorgia alle sette, con un profumo di caffè e marmellata.
La sorpresa più bella è arrivata martedì sera, quando ci è stato chiesto di tornare mezz’ora prima in occasione della grigliata di famiglia in giardino.
Tutto per noi, per farci sentire “parte integrante” e non solamente “ospiti”.
Parte di un legame di scambio culturale che ci ha salutati l’ultimo giorno con un abbraccio stretto e con tre sacchi colmi di regali per noi e per le nostre famiglie italiane che già ci aspettavano desiderose a Borgo Mercatale.”

S. Martinelli

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