Il giorno 27 Gennaio 2018 si è tenuta, nella Sala del Maniscalco di Urbino, una conferenza per celebrare la Giornata della Memoria e commemorare quindi le vittime dell’ Olocausto.
Ognuna delle tre classi partecipanti, ha elaborato un proprio percorso di riflessione per celebrare le vittime del genocidio nazifascista e ricordare le vicende storiche, il dolore e la discriminazione in cui sono precipitate Germania, Polonia, Italia, Austria e molte altre nazioni durante la Seconda Guerra Mondiale. Sono state realizzate letture da romanzi come “Se questo è un uomo” di Primo Levi, o da “Il diario di Anna Frank”, proposti dialoghi tratti dal film “La vita è bella” dove il bambino domanda al padre il perché del cartello con su scritto “Vietato l’ingresso ai cani, e agli ebrei” e il padre risponde: “ Eh, loro gli ebrei e i cani non ce li vogliono. Eh, ognuno fa quello che gli pare Giosuè, eh… Là c’è un negozio, là c’è un ferramenta no, loro per esempio non fanno entrare gli spagnoli e i cavalli eh, eh… e coso là, c’è un farmacista no: ieri ero con un mio amico, un cinese che c’ha un canguro, dico “Si può entrare?”, dice “No, qui i cinesi e i canguri non ce li vogliamo”. Eh, gli sono antipatici oh, che ti devo dire oh?!”
Queste parole ci hanno fatto sorridere e riflettere allo stesso tempo, abbiamo capito che non sono semplici battute ma ad es. fanno riferimento ad atteggiamenti razzisti anche storicamente documentati (ad es. nel VII secolo in Spagna gli ebrei vennero perseguitati), e hanno “scaldato” i cuori degli spettatori: a poco a poco l’emozione è cresciuta, abbiamo sentito un peso insostenibile che ha costretto tutti ad “aprire” gli occhi ed essere così travolti da una realtà troppo dura da poter accettare.
Ma i ragazzi non si sono limitati solo a leggere: sono state create, infatti, anche coreografie e video; alcuni hanno suonato, chi la pianola, chi il flauto traverso… melodie che hanno “ trasportato” tutti in una realtà che purtroppo spesso dimentichiamo, o forse cerchiamo semplicemente di convincerci che non sia mai esistita. Perché?? Forse perché troppo cruda, forse perché rimaniamo sbigottiti nel vedere cosa l’essere umano sia in grado di fare e allora facciamo finta di non capire, proviamo a non pensarci, a cancellare ogni cosa, ma ormai è troppo tardi. “Meditate che questo è stato” ci dice Primo Levi. Non dobbiamo, o meglio, NON POSSIAMO dimenticare, perché questa è la realtà , questo è ciò che è avvenuto: 6 milioni di persone sono morte, senza motivo, senza saperne il perché. Certo, dire solo “morte” sarebbe riduttivo, prima di morire sono state, infatti, private della loro identità. Non erano più uomini, ma schiavi, non provavano più amore, non possedevano più la speranza. Sapevano che sarebbe arrivata presto la fine per loro e non aveva più senso continuare a mangiare, lavarsi, pregare, niente aveva più senso poiché le loro vite non esistevano più, i loro nomi non esistevano più. Numeri: ecco cos’erano diventati. “Il mio nome è 174.517; siamo stati battezzati, porteremo finché vivremo il marchio tatuato sul braccio sinistro”: questo è ciò che ci dice Primo Levi. 174.517 è il suo nuovo nome, la sua persona è diventata una cifra…
Ma ecco che il sangue ci inizia a ribollire nelle vene: questo è ciò che è stato e noi sentiamo il dovere morale e civile di non dimenticare.
“Considerate se questo è un uomo,
che lavora nel fango,
che non conosce pace,
che lotta per mezzo pane,
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna
senza capelli e senza nome,
senza più forza di ricordare,
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno. “
Ringraziamo Simone Mancini, studente dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, che ci ha aiutato nelle riprese e nel montaggio dei video
E. Colonnelli
