
Il libro “Gli sdraiati” di Michele Serra, pubblicato nel 2013 da Feltrinelli, tratta un argomento certamente attuale, ovvero del rapporto tra genitori e figli. Nel caso specifico quello tra padre e figlio, la madre viene raramente menzionata dal padre con dei commenti riguardanti il divorzio e, va da sé, viene detto qualcosa sulla divisione dei compiti genitoriali.
Michele Serra racconta attimi ben dettagliati della quotidianità ed esprime i suoi, sottolineo i suoi, sentimenti nei confronti del figlio, denominato “tizio” per tutto il libro.
Tizio viene raffigurato come un’anima piatta, priva di sentimenti e di ragioni per le quali l’esistenza valga la pena di essere vissuta. Il padre non comprende alcune azioni del figlio, ma che, per noi millenials sono vitali, vale a dire interessarsi alle serie tv, ascoltare musica oppure poltroneggiare mentre si è on-line.
Ecco, mi trovo in totale disappunto con lo scrittore. Trovo che il suo modo di descrivere il figlio come un essere superficiale tocchi un po’ l’animo di tutti noi giovani.
Tante sono le sue affermazioni che ci dipingono come insensibili, viziati, egoisti, narcisisti ma in particolar modo un episodio mi è rimasto impresso.
L’autore racconta di un viaggio in macchina immerso nel verde della campagna, dal quale rimane visibilmente affascinato, ma guardando il figlio ed il nipote, in viaggio con lui, nota che i due stanno ascoltando la musica e si domanda come nemmeno un paesaggio mozzafiato possa distrarli dalla loro solita tecnologia.
Il suo pensiero mi lascia un po’ amareggiata! Perché?
Come si fa a non capire che le cuffiette e il cellulare sono parte integrante della vita di un adolescente? Che quando si mette le cuffiette ed ascolta ad alto volume quella canzone che in lui smuove qualcosa di importante, si sente libero, preso al cento per cento. Quando si è felici, delusi ma anche arrabbiati, la musica intensifica le sue emozioni e questo è veramente bello.
Perciò, un paesaggio del genere può aver scatenato nel figlio e nel nipote emozioni talmente forti che hanno deciso di amplificare con la musica, chi lo sa! ed il fatto che il padre sia passato superficialmente a considerazioni negative, definendoli quasi privi di curiosità è, a mio parere, sbagliato e molto provocatorio nei confronti dei giovani.
Per concludere, mi trovo in contrasto con molte delle affermazioni di Michele Serra ma trattarne una per una sarebbe impossibile, pertanto generalizzando trovo le sue conclusioni sui giovani del tipo “di tutta l’erba un fascio” ed il fatto che questo genere di libro è prediletto dai genitori mi rattrista un po’.
Noi adolescenti non siamo insensibili, abbiamo emozioni a volte molto intense, perché sono fresche, sono le prime, delineano la nostra persona.
Il rapporto con i genitori non è sempre facile, le discussioni sono all’ordine del giorno per via dei diversi punti di vista e per il fatto che stiamo crescendo ed abbiamo un grande desiderio di indipendenza, psicologicamente parlando, anche se materialmente si è ancora sotto le loro regole che iniziano a starci strette.
Ve lo ricordate cosa si provava? Fu lo stesso anche per voi!
G. Paolinelli
