La Terra è la mia preghiera Vita di Gino Girolomoni, un maestro del nostro tempo

In occasione di LIBRIAMOCI 2019, la classe IC ha deciso di scegliere come tema per le sue letture, tra quelli proposti dal MIUR : La salvaguardia del nostro pianeta … Comincia da TE.

L’idea iniziale è stata quella di una proposta di lettura drammatizzata della biografia di Gino Girolomoni realizzata da Massimo Orlandi, Vita di Gino Girolomoni, padre del biologico. La Terra è la mia preghiera, del 2015.

In realtà pochi nella classe avevano sentito prima il nome di Girolomoni, e i pochi che lo avevano sentito lo collegavano ad un marchio di pasta.

Sicuramente la vita di questo uomo meritava un ulteriore approfondimento, ad ogni modo con questo progetto è stato possibile realizzare un primo approccio alla complessa personalità e all’opera di quello che Vittorio Emiliani ha inserito tra i “Maestri” del nostro tempo.

L’emozione della lettura e l’assenza di un compagno malato hanno reso un po’ movimentata la giornata del 15 novembre. Bravo e coraggioso chi invece si è messo in gioco e attraverso la sua voce ha fatto conoscere anche agli altri presenti alcuni tratti di Girolomoni.

 NARRATORE 1: Girolomoni sta leggendo una lettera di Guido Ceronetti, suo amico e poeta: “È una campagna che somiglia a una bambina bellissima, che un cancro ha devastato in un sol lato del viso, cancellandone un occhio, e lasciando l’altro aperto per lo stupore e il silenzioso rimprovero, È una campagna umiliata, sofferente, che si vergogna di non poter sparire, nella quale ogni nuovo insediamento industriale è come un vistoso chiodo nella carne, disperata di non avere difesa, La peste chimica l’avviluppa completamente, di sopra e di sotto, di dentro e di fuori, animali, esseri umani, piante, suolo, acque di irrigazione, acque profonde. La gente che rimane accetta tutto, in una passività sconcertante, va allo spaccio dei veleni maledetti e li compra a quintali, per spargerli demenzialmente sulle colture, Telefona all’elicottero e lo invita ad avvelenargli la proprietà. Con gli anticrittogamici di alta tossicità, con le macchine agricole a nafta, s’introduce i veleni nella pelle, nel sangue, nei polmoni. In cambio della sua morte e di quella della campagna, dà e riceve denaro. Una banconota sporca sarà l’ultimo prodotto della campagna”.

 NARRATORE 2: Ma chi è Girolomoni?

NARRATORE 3 : Ma è la pasta!

 NARRATORE 1: -Ma sta’ zitto!!!! Girolomoni nasce il 13 agosto del 1946 in un casolare nel comune di Isola del Piano e nel ’52 di diplomerà come perito meccanico……

NARRATORE 3: Ah è un perito meccanico! 

NARRATORE 3: – Ma sta’ zitto!!!!  Girolomoni è un contadino, un “monaco” laico, un politico, un poeta, un preveggente, un profeta, un imprenditore del biologico ….

NARRATORE 2: Non ci sto capendo molto …

NARRATORE 1: Mi spiego meglio: quando il giovane Gino tornava a casa, nella sua campagna di Isola del Piano, ossia qui vicino a Urbino, guardava quella campagna tanto desiderata nei lunghi mesi in cui stava in collegio, ma a un certo punto questa vista diventa dolorosa: vede una terra dove la gente sfila via verso un altrove più allettante, vede il grido di una campagna che comincia ad essere drogata dai veleni del progresso. Queste le sue parole: “ All’improvviso cominciò ad impossessarsi di me una forte inquietudine. Sentivo quella natura, che fino allora era felice, urlare di paura: nelle campagne vicine avevano cominciato a spandere il nitrato di ammonio prima delle semine, il nitrato viene usato come fertilizzante in agricoltura,ma anche come base per produrre alcuni tipi di esplosivi”. 

Aveva sognato tanto, Gino, di ritornare  alla sua terra. Il suo mondo d’infanzia, nel letto mai casa del collegio, era popolato dell’immagine fiera della sua gente. Non sarà più così, denuncia la terra al cuore del ragazzo. Questo mondo sta per essere cancellato.

Ventenne Gino entra nel mondo del lavoro, fa il collaudatore di moto alla Benelli, caporeparto nello zuccherificio di Fano, alla fine lo zio Giovanni, emigrato a Losanna, lo chiama perché partecipi alla selezione per un lavoro fisso nelle ferrovie svizzere: ottimo stipendio, posto fisso e possibilità di carriera….

NARRATORE 3: “Ah bravo un lavoro sicuro!!!!”.  

Narratore 1: Ma non è così: leggiamo da Ritorno alla terra: “ Appoggiando il viso sul finestrino del suo scompartimento, Gino chiede a sé stesso quale sarà il prossimo passo. Non ha un piano d’azione alternativo, eppure non lo accompagna neanche un rimpianto, se non fosse per il dispiacere di aver deluso lo zio emigrato. Sta tornando e sa che non partirà di nuovo, questa è l’unica certezza…”

Nel luglio del 1971, la marchesa Clementina Lucchetti accetta di cedere una porzione di Montebello a Gino. Montebello è un ex convento diroccato, fondato verso il 1300 e dismesso all’epoca dell’Unità d’Italia. Gino inizia a sistemarlo, ci porta la moglie e il primo figlio, non c’è luce, acqua, riscaldamento, fa fatica a trovare qualcuno che, data la pericolosità del luogo, gli faccia i lavori di risistemazione. Montebello è un sogno. 

È il 13 luglio del 1977, nove amici si recano in uno studio notarile a Fossombrone: una firma e 5000 lire (ossia circa 20.000 euro) ciascuno, nasce la Cooperativa Alce Nero: il motto è La tradizione è rivoluzione. 

1980 ora è pronto, cinque anni di lavori, ora Montebello è una casa, la sede della cooperativa agricola, il nucleo dei terreni della cooperativa, lì vicino verrà realizzato il pastificio, ma Montebello diventa anche un museo della tradizione contadina e un luogo di incontro per intellettuali e di convegni.

È difficile descrivere a parole come in questo luogo contadini ed intellettuali sappiano trovare una comune sorgente; come il pensiero degli uni e la concretezza degli altri cooperino a costruire un clima di profondità e di attenzione.

Sostiene Gino : “Ma è mai possibile che a causa degli esuberi di latte nel Nord Europa , noi non ne dobbiamo produrre ma dobbiamo consumare il latte tedesco di 20 giorni prima? I contadini si sono fidati sin troppo incautamente: per anni hanno sparso concimi chimici e diserbanti senza precauzioni, finendo per respirare sostanze tossiche, ne ho visti molti sputar sangue per settimane, in generale a Isola del Piano non c’è una famiglia nel quale non ci sia almeno un caso di asma o di polmonite grave”.

NARRATORE 2.-Così nasce la scelta del biologico. Di invenzione infatti si parla quando biologico ed integrale non stavano nei libri di legge, è l’inizio di un lungo calvario giudiziario che avrà fine solo dopo l’acquisizione in Italia di una delibera Europea del 1991-’92, ossia circa. 20 anni, grazie alla quale si iniziano a legittimare le parole biologico ed integrale,  Per l’uva, dice infatti Gino, il pericolo principale è la grandine, per il grano maturo il vento, per gli olivi il gelo, per gli uomini la morte e per i piccoli produttori la burocrazia di Stato, Regioni ed enti pubblici. 

NARRATORE 1: La storia di Gino Girolomoni è ancora lunga e tortuosa, di luci e di ombre, ma tutte le esperienze cui ha dato vita, pur nella  varietà dei generi  e nella disparità dei risultati, mostrano la ferma volontà di Gino di non confinare la sua esperienza e quella di Alce Nero e poi di Montebello, nel recinto dell’agricoltura biologica, per consumatori consapevoli ed informati. Le visioni parziali sono per Gino nefaste e risentono dell’influsso di una società che rifiuta di guardare l’uomo e il Creato nel suo insieme.

Gli chiede un suo amico, Sergio Quinzio: “Ma sei sicuro che le scelte che stai facendo siano quelle giuste per metterci tutta la fatica che richiedono?”. Risponde Gino: “ Nella realtà del mondo ha ragione solo chi vince, nella realtà di Dio non conta solo vincere o perdere. Conta servire la causa”.

Classe IC