Quando mi venne assegnata questa consegna, scrivere un articolo, ragionai bene su come procedere, e solo dopo qualche giorno trovai il punto perfetto da dove partire. Noi Italiani, come tutti i madrelingua, impariamo il significato delle parole non tanto perché lo leggiamo da qualche parte, ma perché lo associamo direttamente alla situazione pratica o all’oggetto in questione. Crescendo poi i termini da utilizzare si complicano e ogni tanto qualche significato sfugge. Mi resi conto però che, ormai da un po’, a sfuggirmi era il significato di una parola molto comune …
SCUÒLA (pop. o poet. scòla) s. f. [lat. schŏla, dal gr. σχολή, che in origine significava (come otium per i Latini) libero e piacevole uso delle proprie forze, soprattutto spirituali, indipendentemente da ogni bisogno o scopo pratico, e più tardi luogo dove si attende allo studio]. – 1. Istituzione a carattere sociale che, attraverso un’attività didattica organizzata e strutturata, tende a dare un’educazione, una formazione umana e culturale [ … ] treccani.it/vocabolario/scuola
Ed eccola qua. Parto da questa definizione perché credo sia molto utile a tutti rileggerla. Basta scrivere 2020 per far rabbrividire chiunque. Un anno pieno di problemi e catastrofi. Le scuole hanno reagito come potevano, ci siamo adeguati nel minor tempo possibile alle direttive imposte e abbiamo cercato, professori e studenti, di collaborare nel ridurre le distrazioni al minimo; purtroppo però nelle distrazioni sono finiti anche molti elementi essenziali della scuola stessa. E’ stato proprio durante il breve periodo in presenza che ho capito quanto lontani fossimo da quell’atmosfera che si respirava prima. Il rapporto professore – alunno era mutato, non certo per colpa dell’uno o dell’altro, ma per una sorta di autodifesa si è deciso di tagliar fuori la realtà, talmente assurda e drammatica: quindi a scuola si parlava di scuola. Non che durante le lezioni non si sia affrontato il tema del virus, anzi, lo abbiamo analizzato nelle sue molteplici sfaccettature e in più discipline, ma quello che è venuto a mancare è stato l’aspetto umano del discorso, quell’aspetto umano quasi sempre presente nei dibattiti precedenti. Molti come me a scuola ci andavano col sorriso, instaurando rapporti veri con i professori e arrivando a chiamare alcuni dei compagni di classe Amici. A settembre di quest’anno, ci siamo ritrovati in qualcosa che non era niente di tutto ciò, professori tesi, tristi, entravano ed uscivano dalle aule spoglie, non riuscivamo nemmeno a scorgere l’espressione del volto a causa della mascherina, avevamo addosso il magone quando quelle due parole che si scambiavano tra un’ora e l’altra diventavano pericolose se dette troppo vicini, e le lezioni pian piano si spensero. Con il terrore di una nuova chiusura subentrò la fretta di procedere con i programmi e raccogliere valutazioni. Era diventato tutto un qualcosa che probabilmente mi ha confuso, facendomi sfumare il concetto che avevo di Scuòla. Verso i primi di ottobre, però, la situazione si è fatta meno tesa, ed è giunta la proposta di un progetto: partecipare al festival del giornalismo culturale con tema “Scienza e Cultura per un nuovo Umanesimo”. Non sembrava vero. Sono sempre stata una di quelle alunne più interessate alle attività fuori dal programma che al programma stesso, e sono arrivata al quinto anno non solo soddisfatta di aver partecipato a quanti più progetti mi fosse possibile, ma anche consapevole che le quinte sarebbero state automaticamente esonerate; ed ecco l’eccezione, proprio quello che ci serviva, staccare da quella che era diventata una marcia funebre verso l’esame. Questa esperienza non solo di per se è stata molto interessante, ma credo sia stata vissuta più a pieno da noi studenti proprio per tutto quello che accadeva attorno. Questa attività ci ha dato la possibilità di rivivere anche se in piccola parte quello che era prima la Scuòla. Dividersi gli argomenti, confrontarsi e organizzarsi tra classi, ascoltarsi alle prove generai, e poi vestirsi bene per un pubblico che avrebbe assistito, fare finalmente un’uscita. Ci eravamo talmente abituati alla nuova situazione che con questo piccolo evento abbiamo rivissuto tutto quello che da tanto non facevamo più.
In aggiunta all’ondata di consapevolezza, questa esperienza ci ha reso portavoce di quel legame strettissimo che intercorre tra Scienza e Cultura, mettendoci di fronte all’immenso patrimonio di questa città, spesso svalutato da noi giovani. La cultura è il Passato, la scienza il Futuro, e l’una non è nulla senza l’altra. Concludo ringraziando ancora per l’opportunità ricevuta e con l’augurio di riuscire a tornare a rivivere, prima o poi, quella Scuòla che tanto ci manca.
C. Brunetti
