Fotografie per non dimenticare – Il fotografo di Mauthausen

Spesso la storia viene raccontata tramite le immagini e la fotografia è quell’immagine che in modo efficace riesce a catturarne personaggi ed eventi, trasmettendo anche l’idea che quel personaggio e quell’ evento raffigurato  siano “veramente stati”.  

La fotografia diventa così immagine-racconto che si fissa nella memoria collettiva, induce l’osservatore a pensare a cosa sia successo in quel particolare momento storico, a  immaginarsi  lo svolgimento dei fatti. La storia diventa viva sotto i suoi occhi. L’ immagine fotografica vale più delle parole.

Il 27 Gennaio 2021, giornata della memoria, istituita per ricordare la Shoah, tutta la nostra scuola ha visto il film “Il fotografo di Mauthausen” del regista spagnolo Mar Targarona.

Il film racconta la storia di Francisco Boix  nel campo di concentramento di Mauthausen,  che riesce ad evitare le torture del campo e a documentare tutto ciò che succede al suo interno, grazie alla sua passione per la fotografia. Aiutato da alcuni suoi compagni, Francisco,  mettendo più volte a rischio la propria vita,  riesce a portare fuori dal campo la verità, impressa sui negativi, che i nazisti nascondevano: le torture, il dolore,  la sofferenza, la morte dei prigionieri.

Numerose sono le testimonianze fotografiche arrivate fino a noi dai  molti campi di concentramento nazisti. Fotografie di prigionieri nei dormitori, ammassati come formiche, in precarie condizioni igieniche. Un ragazzo in piedi a torso nudo, un corpo scheletrico e eccessivamente magro, conseguenza della denutrizione. Gli occhi spenti di giovani uomini spaventati  che guardano nel vuoto e soprattutto sembrano certi di quello che accadrà loro. Il tatuaggio sul braccio di un prigioniero, i deportati considerati come numeri, marchiati come bestie da macello.

La foto di Tatiana e Andra Bucci assieme al loro cuginetto Sergio. Le due bambine di 4 e 6 anni scambiate per gemelle dal dottor  Mengele. I gemelli venivano preservati per poter effettuare esperimenti genetici, quindi questa loro  presunta caratteristica permise alle due sorelline di salvarsi, invece Sergio il loro cuginetto, fu destinato ad altri esperimenti e morì.

Sono giunte fino a noi fotografie degli indumenti che erano costretti ad indossare i prigionieri, divise a righe verticali con la stella di David a cinque punte sul petto, distintivo del popolo ebraico.

Di binari ferroviari che portano all’ingresso dei campi di sterminio, di deportati dentro  vagoni merci ammassati come animali.Sui binari, mucchi di oggetti,  montagne di scarpe, di occhiali, di vestiti. Ai prigionieri non servivano più. 

Il cancello di ingresso del campo di concentramento di Auschwitz con la scritta “ARBEIT MACHT FREI”,  è l’ immagine simbolo  di questo tragico periodo storico.

“L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”,  con queste Primo Levi  ci vuole ricordare di ricordarci di quanto è accaduto durante la seconda guerra mondiale e le fotografie  lo documentano, proprio come le tante fotografie scattate da Francisco Boix, il fotografo di Mauthausen.

A. Angeli

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