A VOLTE PENSO DI ESSERE STANCA

Sveglia alle 6:30. Mi alzo, mi lavo, mi vesto. Prendo il biglietto dell’autobus che mia mamma mi ha lasciato sul tavolo in cucina. Salgo sull’autobus e arrivo a scuola. Prendo il caffè alle macchinette, aspetto che inizino le lezioni. Cinque ore passano. Riprendo l’autobus, torno a casa di mia nonna, mi gusto lo squisito pranzo che mi ha preparato. Riprendo le mie cose e torno a casa. Tiro fuori i libri dallo zaino, li appoggio sulla scrivania, ne apro uno e fisso le parole scritte sulle pagine. Le fisso per minuti interi. In quel momento il mio pensiero è “Perché lo sto facendo?” Chiudo il libro e mi stendo sul letto. Guardo il soffitto in silenzio. Penso. Penso a quanto sia scontata la mia vita. Mi sento con una lancetta di un orologio che gira, gira, gira e non si ferma mai. Ripete lo stesso giro all’infinito, per giorni, mesi e anni. Penso che non c’è nulla che mi interessa davvero: nessuna materia a scuola, nessuno sport, nessun hobby. Guardo le mie mani, le mie gambe, la mia pancia. Non le riconosco, non sembrano le mie. Mi tocco il viso con le dita alla ricerca di lineamenti familiari. Non riconosco neanche quelli. Mi sento vuota, sospesa nell’aria, priva di cose che attraggono la mia curiosità. Avrei solo voglia di iniziare a correre fin quando i miei polmoni cedono. Poi stendermi su un prato ad aspettare il tramonto, senza aver alcun tipo di pressione. Penso che ciò che mi fa continuare a vivere questa vita priva di interessi sono le persone ne fanno parte. Loro aggiungono un po’ di colore a un’esistenza di sfumature di grigio. Loro sono quello che mi interessa, il resto sono solo coriandoli.

Azzurra