Emozionante e curiosa è stata l’esperienza di partecipare a una delle più belle manifestazioni del nostro paese, quella organizzata dall’associazione “Libera” riguardante la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, svolta a Roma. Quest’anno la manifestazione è giunta alla sua ventinovesima edizione: un periodo lungo che ha reso protagonista una vasta rete di associazioni, scuole e realtà sociali, che il 21 marzo di ogni anno si uniscono per celebrare la memoria. Di fatto, il 21 marzo è Memoria, memoria di tutte quelle persone rese vittime dalla violenza mafiosa ma soprattutto di innocenti assassinati per la loro voglia di giustizia e verità.

Le vittime sono state ricordate all’arrivo del Circo Massimo, ma prima noi e tutti i partecipanti alla manifestazione ci siamo ritrovati in piazza Esquilino dove, successivamente, abbiamo intrapreso il percorso fino all’antico circo romano. L’atmosfera era qualcosa di unico: centinaia di ragazzi provenienti da tutta Italia a manifestare per la stessa causa, il tutto per le strade della città più bella del mondo.
Una volta arrivati al Circo Massimo tutte le 1.081 vittime innocenti sono state nominate e celebrate per le loro storie, scelte e impegno, lo stesso impegno che viene portato avanti dalle centinaia di familiari, presenti al Circo Massimo, in cerca verità e giustizia. Seguentemente, dopo il consueto minuto di silenzio, abbiamo potuto apprezzare l’intervento di Don Ciotti (presbitero e attivista, fondatore di “Libera”). Nel suo discorso il sacerdote ha sottolineato i 2 caratteri in cui la sua associazione si è contraddistinta in questi 29 anni: impegno e libertà, di fatto “non c’è memoria vera se non c’è un impegno nella continuità, nella condivisione e nella corresponsabilità”. Don Ciotti nel suo discorso si è anche riferito direttamente ai familiari delle vittime, sottolineando l’importanza nel “raccogliere e custodire le memorie dei vostri cari, sentirli qui dentro, sentire rinascere quelle memorie finite nell’oblio e trasformarle in pungolo, responsabilità”.
In conclusione questa manifestazione ha dimostrato come fortemente i giovani, anche se sconosciuti tra di loro, si possano unire per la lotta contro un nemico comune, che, in questo caso, da sempre ha rappresentato il cancro del nostro bel paese.
A. Chegai
