La sfida dell’IA con Marco Bentivogli

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta sempre più investendo il mondo del lavoro, noi studenti delle classi quarte abbiamo incontrato Marco Bentivogli, esperto del settore ed esponente del Programma di Educazione per le Scienze Economiche e Sociali – PESES – promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e diretto dal Professor Carlo Cottarelli, con l’obiettivo di offrire agli studenti delle Scuole Secondarie di tutta Italia l’ opportunità di confrontarsi panorama culturale, economico-finanziario, imprenditoriale e politico attuale.

Ascoltando la sua lectio relativa ai cambiamenti in atto, abbiamo affrontato numerosi temi ripercorrendo la storia del mondo del lavoro partendo dalla prima rivoluzione industriale, fino ad arrivare ad oggi, l’era dell’IA e concludendo con le possibili prospettive future.

Oggi si considerano ben cinque rivoluzioni industriali. La prima è stata quella definitiva, il processo dal quale l’intero mondo del lavoro ha subito una svolta epocale. La meccanizzazione dei processi ha permesso una maggiore efficienza produttiva, ma anche comportato la perdita di posti di lavoro tradizionali. La seconda rivoluzione industriale ha avuto per oggetto l’alimentazione delle macchine a energia combustibile ed elettrica. Sono poi stati introdotti sistemi automatizzati e, con la quarta rivoluzione industriale i sistemi di produzione sono diventati interconnessi. Oggi si parla di una quinta rivoluzione industriale, i cui protagonisti sono l’intelligenza artificiale, la robotica avanzata e l’intelligenza delle cose. Una rivoluzione i cui principi sono e devono essere la sostenibilità, l’antropocentrismo e la resilienza.  La sfida è quella di integrare l’IA nell’attività dell’uomo mettendo sempre l’uomo al centro.

Attraverso schemi e grafici, Bentivogli ci ha parlato delle nuove professioni del futuro, di cui noi oggi non conosciamo ancora i nomi, e dei lavoratori che rischiano di essere sostituiti in modo massiccio dall’IA: i white collar. Questa informazione ha ribaltato la nostra opinione. Infatti quello che si tende a pensare normalmente è che l’IA possa sostituire più facilmente i lavori manuali. In realtà la tendenza per il futuro sarà l’esatto opposto: saranno i lavori intellettuali quelli più a rischio.

Ma in realtà l’IA è davvero intelligente? La risposta a questa domanda è “No”. Secondo le parole di Bentivogli è uno strumento che ha la capacità di svolgere dei compiti che, se fossero assegnati ad umani, richiederebbero la intelligenza degli stessi. Paradossalmente l’IA non è “intelligente”: non è possibile replicare l’intelligenza umana perché essa non è ancora stata completamente compresa dalla scienza. L’IA, inoltre, non è cosciente: funziona per algoritmi, si serve di dati ed è addestrata dall’uomo. Risponde solo a ciò per cui è stata addestrata. Non è senziente, non ha sensibilità. Lo spazio per le nostre domande è stato molto stimolante; curiosi, preoccupati e un po’ scettici per il nostro futuro, abbiamo voluto approfondire alcune tematiche.

Ci sono mansioni che non possono essere eliminate e svolte dall’IA? Come sarà il rapporto tra lavoratori e IA in futuro?

La risposta è stata esaustiva. Infatti Bentivogli ha confermato che le professioni in cui la presenza dell’uomo è fondamentale sono quelle che prevedono le relazioni con le persone (ad esempio, le professioni sanitarie). Ma, in realtà, l’introduzione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, secondo le previsioni, originerà nuove professioni, non esistenti al momento.  Un altro quesito interessante che è stata posto è stato il seguente:

Qual è l’impatto, positivo o negativo, che l’IA potrà avere sulla vita delle future generazioni?

A questa domanda  Marco Bentivogli ha affermato che il fine è sempre l’uomo, l’IA è un mezzo, dunque l’impatto sarà determinato soltanto da una diffusione di consapevolezza. É fondamentale che i giovani vengano educati all’intelligenza artificiale, consapevoli che la loro intelligenza non potrà mai essere soppiantata.

A. D Vincenzo

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