Sui fatti di Corinaldo

Ricordo ancora che a 12 anni se i miei genitori mi lasciavano uscire il pomeriggio a prendere un gelato con le amiche era una vittoria. Sapevo che erano sempre lì a guardarmi, anche se per lasciarmi le mie libertà cercavano di non farsi vedere. Ho sempre ringraziato loro per avermi inculcato un’educazione di un certo tipo e per, nei limiti del possibile, non avermi fatto bruciare certe tappe. Ricordo anche che alcune mie amiche a 14 anni andavano a ballare nelle discoteche locali, mentre io ero a casa a cercare di convincere mia mamma che avrei fatto la brava e che non avrei accettato nulla dagli sconosciuti, ma lei non mi ci ha mai mandato; finché un giorno non ha ceduto e ha lasciato che uscissi dalla bolla che mi aveva creato, dalla zona di comfort della mia camera da letto.

Penso comunque, a 18 anni, di aver affrettato alcune cose e che certe volte sarebbe stato meglio ascoltare i propri genitori e non avere troppa fretta, ma le cose non possono essere cambiate a distanza di anni.

Certe cose non possono essere cambiate nemmeno a distanza di giorni quando l’8 dicembre 2018, sei persone di cui cinque minorenni e una madre di quattro figli sono morti soffocati da una ressa di persone che scappavano da uno spray urticante in una discoteca a Corinaldo ad Ancona, a pochi passi dal nostro paese, dove avrebbe potuto esserci chiunque, persino io stessa.

Sono ormai passati cinque giorni dall’accaduto e ogni giornale ha dato la sua opinione dei fatti, genitori e figli si sono schierati, troviamo chi incolpa il locale per aver venduto forse il triplo dei biglietti consentiti, chi incolpa il rapper ospite della serata Sfera Ebbasta per gli “insegnamenti” che attraverso le sue canzoni da ai ragazzi che lo ascoltano e c’è chi non sa darsi una spiegazione sul perché in una discoteca venga spruzzato uno spray al peperoncino.

Ci sono ancora molte domande a cui non è stata data una risposta e che forse non si avrà mai.

Io mi sono fatta un’idea, trovo squallido il fatto che la nuova generazione, dove sono inclusa anche io, debba sempre essere alla ricerca di ciò che è vietato o dannoso, andare in discoteca dovrebbe essere un momento di svago in cui insieme agli amici si balla e si scherza.

Continuo a non capire il motivo per il quale ragazzini di 12,13,14 anni debbano divertirsi bevendo fino ad ubriacarsi, creando danni a volte anche alle persone che sono intorno a loro. Continuo a non capire il perché non venga vietato l’ingresso a minorenni, ma che, se in mezzo ad un gruppo si eviti addirittura di chiedere un documento; io ne sono la prova lampante poiché ho compiuto di 18 anni a settembre ma frequento discoteche da almeno quattro anni senza che qualcuno abbia mai posto il problema che non mi avrebbero fatta entrare. Ho consumato alcolici, ho comprato sigarette e nessuno mi ha mai chiesto nulla; mi indigno di fronte al fatto che vengano presi seri provvedimenti solo dopo che accadono disastri, solo dopo la morte di persone. 

L. Marchionni