INDUSTRIA E LETTERATURA: Adriano Olivetti e Paolo Volponi

La miniserie televisivaAdriano Olivetti – La forza di un sogno, diretta dal regista Michele Soavi, e il romanzo Memoriale di Paolo Volponi hanno permesso agli studenti di IVC del corso di Amministrazione, Finanza e Marketing, guidati dai professori Iris Bonci e Alessandro Droghini, di conoscere la storia di due grandi personaggi del Novecento che tra gli anni ‘50 e ‘60 hanno condiviso la stessa utopia, quella di una fabbrica a misura d’uomo.

Io voglio che la Olivetti non sia solo una fabbrica, ma un modello, uno stile di vita. Voglio che produca libertà e bellezza perché saranno loro, libertà e bellezza, a dirci come essere felici.

È questa la famosa frase pronunciata da Adriano Olivetti agli operai della sua fabbrica ad Ivrea, una frase che riassume il progetto dell’imprenditore piemontese della fabbrica come centro di una comunità.                                                                                                                    Adriano Olivetti ha solo 12 anni quando entra per la prima volta nell’azienda di famiglia, la ‘Olivetti’ e dopo la Seconda guerra mondiale, alla morte del padre, ne diventa leader. Subito dimostra di essere innovativo e la sua guida destabilizza operai, soci, sindacalisti e aziende concorrenti. Riesce a creare nel secondo dopoguerra italiano un’esperienza di fabbrica nuova e unica al mondo: oltre a produrre delle buone macchine da scrivere  dal design accattivante, ha prestato attenzione alle problematiche e alle necessità dei lavoratori e per cercare di risolverle ha chiamato  presso di sé architetti, ingegneri e intellettuali del tempo, da vero mecenate. Egli era convinto che tutti avessero la possibilità di fare cose grandiose ed è a partire da Adriano Olivetti e dal suo modo di ‘fare azienda’ che si è diffuso sempre più il moderno welfare aziendale,presente ancora oggi. Adriano Olivetti era convinto che, perché un’azienda avesse successo, ci si doveva concentrare sul benessere dei propri dipendenti, infatti ha cercato di costruire una fabbrica che fosse quella dell’uomo, la cui essenza fosse l’uomo. Come imprenditore ha avuto un grande successo, la sua fabbrica  è arrivata a controllare il 30% del mercato mondiale delle macchine da scrivere, facendo sentire gli operai e le operaie come in una grande famiglia. Le sue idee rivoluzionare gli hanno procurato numerosi nemici e la sua morte rimane ancora oggi un mistero. Si sente spesso dire che Adriano Olivetti ha anticipato Steve Jobs della ‘Apple’, tanto è vero che molti attribuiscono il successo dei due personaggi alla loro capacità di lavorare proiettati nel futuro. Il sogno di Adriano Olivetti ha incontrato l’intelligenza di Paolo Volponi, che nel 1956  ha  assunto la direzione dei servizi sociali della Olivetti a Ivrea. L’illuminismo di Adriano Olivetti ha permesso allo scrittore urbinate di realizzare alcune politiche di democratizzazione dei rapporti tra operai, dirigenti e padroni d’industria, oltre che far progredire la qualità della vita dei dipendenti, mediante mensa, assistenza medica, iniziative culturali, asili e colonie estive per i figli degli operai.   Paolo Volponi  ha  raccontato  nel suo romanzo Memoriale  le problematiche degli operai in fabbrica, la loro alienazione, attraverso l’esperienza di Albino Saluggia, operaio alla Olivetti. Dopo la prigionia, alla fine della Seconda guerra mondiale, Saluggia si trova ad affrontare i suoi ‘mali’ di cui ritiene responsabile tutti i personaggi con cui interagisce. Quando viene assunto allaOlivetti pensa di poter cambiare vita e finalmente guarire. Per lui inizialmente la fabbrica rappresenta la speranza di un destino migliore ma, essendo malato di tubercolosi, è periodicamente ricoverato in sanatorio dai medici aziendali della Olivetti.  Egli però  non vede i ricoveri come un aiuto, anzi reagisce malamente parlando di una persecuzione nei suoi confronti.  Le speranze che il protagonista aveva riposto nella fabbrica risultano quindi deluse e ben presto concluderà che nessuno riuscirà mai a guarirlo: né un uomo né un’ ideologia politica. Memoriale  ha avuto  un grande successo anche perché  è stato pubblicato in un periodo in cui l’Italia agricola stava lasciando il posto all’Italia urbanizzata ed  industrializzata.

A. Leknikaj