Dalla resistenza alla cittadinanza costituzionale

Martedì 16 aprile 2019, un gruppo di studenti di quinta dell’IIS Raffaello di Urbino ha partecipato alla conferenza  sui diritti di cittadinanza e la storia delle donne nell’Italia repubblicana, tenuta dalla prof.ssa di storia contemporanea Lidia Pupilli.

Il punto focale della conferenza è stato la condizione delle donne e il loro contributo alla Resistenza, ma prima di tutto è stato necessario compiere un breve “viaggio nel tempo” per poter conoscere alcune delle grandi donne del passato e il loro percorso di conquista del diritto di cittadinanza. 

Sin dai tempi delle polis greche le donne venivano escluse per lungo tempo dalla cittadinanza e dalla vita politica, segregate nel loro ruolo di madri e casalinghe. Ma fu durante la Rivoluzione francese che si fecero sentire le prime voci femminili a difesa dei loro diritti: prima fra tutte quella di  Olympe de Gouges, che smascherò il falso cittadino “universale” della Rivoluzione francese, scoprendo trattarsi di una figura modellata sul maschile. Fu così che scrisse  nel 1791 la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, in cui dichiarava l’uguaglianza tra uomo e donna.

L’anno dopo in Inghilterra venne pubblicato il trattato Rivendicazione dei diritti della donna della scrittrice Mary Wollstonecraft (madre di Mary Shelley, autrice del celebre romanzo Frankenstein), in si chiedeva l’equa educazione dei due sessi, l’indipendenza economica delle donne, l’uguaglianza legale e l’accesso alle professioni.

Anche nel nostro paese alle donne non veniva riconosciuto il diritto di voto, fu per questo che la giornalista Anna Maria Mozzoni, tra ‘800 e ‘900, presentò delle petizioni al Parlamento per ottenere questo fondamentale diritto e riconoscere così la donna nei suoi rapporti sociali. Il principale obiettivo politico del femminismo di questi anni era il diritto di voto alle donne. Anna Maria Mozzoni si batterà fino alla fine della sua vita, avvenuta nel 1920,  per raggiungere questo traguardo. 

Esisteva però un divieto  esplicito per il voto amministrativo, ma non per quello politico. Infatti, nel 1906 Maria Montessori (una delle prime donne laureate in medicina) invitava le italiane a iscriversi alle liste elettorali politiche e diversi gruppi di donne seguirono il suo esempio. 

Tra queste, dieci maestre marchigiane che rivendicavano il diritto di voto in quanto possedevano i tre requisiti richiesti: essere istruite, avere 21 anni e pagare una certa somma di tasse. Divennero così le primi elettrici della storia europea, anche grazie al sostegno del giudice Lodovico Mortara, che in quel periodo era presidente della Corte di Appello di Ancona.

Le donne hanno giocato un ruolo fondamentale nelle Guerre mondiali, in particolare nella Seconda, anche se poi non ottennero alcun riconoscimento ufficiale.

Il loro contributo fu essenziale durante il periodo della Resistenza, specialmente come staffette: tenevano i contatti fra i gruppi di partigiani e trasportavano munizioni ed informazioni. Era un lavoro duro ed erano costantemente esposte a pericoli e, se venivano scoperte, subivano violenze fisiche e sessuali. 

Tuttavia, alcune di loro non si fecero sopraffare dalla paura e parteciparono attivamente alla guerra di liberazione nelle file della Resistenza impugnando le armi, come Walkiria Terradura, guida del gruppo armato “Settebello”, e Ada Prospero Gobetti, attiva in Val di Susa.

Giorno importante per i diritti femminili fu il 31 gennaio 1945, data dell’entrata in vigore del decreto Bonomi, che concedeva alle donne l’auspicato diritto al voto. Con il Paese diviso ed il nord sottoposto all’occupazione tedesca, il Consiglio dei Ministri presieduto da Ivanoe Bonomi emanò un decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne (Decreto legislativo luogotenenziale 2 febbraio 1945, n. 23). ). Il 2 giugno del 1946 le donne votarono per il Referendum istituzionale e per le elezioni della Assemblea costituente ma già nelle elezioni amministrative precedenti avevano votato risultando in numero discreto elette nei consigli comunali. Dunque le prime elezioni a suffragio universale avvennero nel marzo del 1946 (ben tre mesi prima del celebre 2 giugno), quando si tennero anche  le elezioni amministrative. In questa occasione fu anche eletta la prima “sindaca” della storia italiana: Ada Natali.

Quando, invece,  si arrivò al referendum del 2 giugno 1946, non solo venne scelta la Repubblica al posto della Monarchia, ma venne anche eletta un’Assemblea Costituente che avrà poi il compito di redigere la Costituzione della Repubblica  italiana. Ciò che molti libri di storia non insegnano, però, è che all’interno di questa assemblea (composta da ben 556 membri) vi erano ventuno donne, nove della DC, nove del PCI, due del PSIUP ed una dell’Uomo qualunque. Tra di loro non possiamo non citare Adele Bei, di Cantiano, famosa tra i partigiani della zona marchigiana. Alle spalle, come tutte le sue colleghe, porta una storia turbolenta: dalla fuga durante fascismo assieme al marito alla creazione di false identità per poter lavorare.

Lidia Pupilli ha voluto ricordare in particolare altre due figure: Teresa Mattei (la più giovane tra le costituenti con i suoi 25 anni) e Lina Merlin (la più anziana, 59 anni). Queste due donne, insieme, sono intervenute nella stesura dell’articolo 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali., in cui hanno ritenuto opportuno aggiungere un secondo comma che parlasse di uguaglianza sostanziale: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”. Ciò dimostra come la Costituzione rappresenti un grandissimo passo in avanti,  un  “traguardo” conquistato con fatica da queste coraggiose donne che hanno saputo combattere con vivace intelligenza gli stereotipi e la maggioranza maschile.

È stata una lezione approfondita e coinvolgente grazie alla prof.ssa Lidia Pupilli, che ha dato la possibilità a ragazzi come noi di venire a conoscenza di fatti storici comunemente poco noti e del duro percorso affrontato dalle donne per la conquista dei loro diritti, affinché potessero avere il giusto riconoscimento sociale alla pari degli uomini.

A.Dini, J. Diotallevi, E. Esposto, V.Prussiani