Giorno della Memoria 2024

Il “Giorno della memoria” si ripete ogni 27 gennaio e oramai da diversi anni ci vede riuniti nel Teatro Sanzio della città di Urbino con l’obiettivo di alimentare la memoria storica e incoraggiare momenti di riflessione. “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” (“Sono uomo, niente di umano ritengo mi sia estraneo”). Questa affermazione di Terenzio risalente a più di 2000 anni dovrebbe guidare ancora oggi i pensieri e le azioni di chiunque voglia comportarsi secondo le leggi della Umanità. 

Homo sum… non serve altro. 

La condivisone della stessa natura umana genera da sé apertura, non chiusura. Eppure il nazismo ha saputo creare una forma mentis di natura distruttiva che ha spazzato via un valore millenario. 

Tanti furono i campi di concentramento. Ad Auschwitz-Birkenau, per esempio, uomini, donne e bambini (creature innocenti), venivano portati a conoscere l’ultimo girone dell’Inferno. 

Erano sottoposti a lavori forzati, malnutrizione, malattie e abusi sistematici, privati di dignità e costretti a sopportare torture fisiche e psicologiche. E non solo. A Bullenhuser Damn, i bambini diventavano cavie di esperimenti genetici, tra cui quelli del famigerato dottor Mengele. Una volta terminata la loro utilità, essi venivano impiccati a un gancio, senza pietà, come topi da laboratorio. Gli altri finivano nelle camere a gas.

Fortunatamente ci fu anche chi riuscì a sopravvivere. Uno fra questi è stato Primo Levi, che raccontò la sua storia in molti libri, di cui ricordiamo il più noto, “Se questo è un uomo”. Una vicenda iniziata in piena notte, una notte che si conobbe e che occhi umani non avrebbero dovuto assistervi. Una notte passata in vagoni merci, chiusi dall’esterno, e dentro ebrei, compressi senza pietà, come merce di dozzina, in viaggio verso il fondo, verso Auschwitz.

V. Gambrioli, A. Giovanelli

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