
Da un mese ormai sono tornata da una delle esperienze più grandi e importanti della mia vita. Infatti, ho ricevuto l’opportunità di vivere in Thailandia per nove mesi, immergendomi completamente nella sua cultura, vivendo in una famiglia ospitante e andando a scuola come qualsiasi adolescente thailandese.
Se dovessi descrivere con una sola parola tutto quanto il mio soggiorno all’estero, lo definirei intenso. Lo stile di vita tailandese è davvero fuori da ogni nostra concezione e vivere la loro cultura è stato come un viaggio sulle montagne russe…
I thai sono persone sorridenti, gentili e scherzose, proprio loro di fatti si definiscono ‘mai seri’ e ti accolgono con molto affetto e genuina benevolenza.
Hanno una mentalità aperta rispetto le minoranze e verso lo straniero, il ‘farang’; Proprio così mi son sentita spesso chiamare, anche da persone che non conoscevo, ma totalmente in buona fede. Anzi, ho riscosso tanta curiosità e addirittura ammirazione (svariate volte mi han chiesto foto o mi son sentita urlare un timido ‘i love you’ da dietro le spalle), poiché è raro trovare occidentali nelle zone non abituate ai turisti.
Una delle differenze più grandi, con la quale mi son trovata a confrontarmi ogni giorno è la scuola, che per noi italiani abituati a determinati canoni, è difficile da immaginare. Intanto, l’ambiente scolastico non è costituito da un singolo plesso, ma da una grande (davvero grande) zona recintata con tanti edifici, una mensa, campi da gioco e l’atrio principale, ovvero la zona più importante poiché luogo di ritrovo per l’assemblea mattutina, iniziata intonando l’inno thai e le preghiere buddiste, seguite dagli annunci giornalieri.

L’insegnamento in se è davvero dispersivo, in nove ore di scuola, spesso se ne perdevano una buona percentuale per l’assenza dei professori o per poca organizzazione con altre attività.
È importante però cogliere l’importanza di quest’ambiente, poiché costituisce la base del tessuto sociale tailandese e si crea un senso di unità fortemente radicato nella loro cultura.
Non nascondo che gli ostacoli che mi si sono presentati davanti non sono stati pochi, ed è stato spesso complicato capire come affrontarli. Le difficoltà linguistiche, le differenze culturali e come se non bastasse la “homesickness” (nostalgia di casa) che si è fatta sentire soprattutto nel periodo di Natale.
Una delle cose che mi ha fatto sentire poco a mio agio è che l’umorismo è molto peculiare della loro cultura, perciò ci ho messo un po’ ad entrare nel meccanismo. Inoltre l’adolescente thai medio ha solitamente una mentalità più bambinesca rispetto all’occidentale, di conseguenza cambia anche la loro definizione di divertimento rispetto alla nostra, che sebbene io pensi sia molto interessante, trovo anche che non combaci con la mia.

Per adattarsi c’è soltanto bisogno di armarsi di pazienza ed elasticità mentale, e soprattutto è importante imparare ad accettare le differenze e vederle come un proprio arricchimento, senza per forza stravolgere la propria persona per compiacere chi si ha attorno. In più per ognuno il processo d’integrazione è diverso e personalissimo.
Mi ritengo molto fortunata ad aver vissuto in prima persona e soprattutto ‘da locale’ una cultura così diversa e piena di sfaccettature, poiché mi ha dato nuove prospettive e un margine di confronto più ampio. Non mi resta che accettare le future situazioni e affrontarle, sapendo di poter sempre far riferimento su di me e su ciò che ho imparato attraverso questa esperienza.
M. Grassi
