Dal bene confiscato al bene comune

Ormai per noi italiani la mafia è diventata un’etichetta, una sorta di marchio come il “made in Italy”. Capita sempre più spesso infatti che, quando vai all’estero e dici di essere italiano, ci sia sempre qualcuno che ti diceSpaghetti, pizza e mafia. E a questo punto la domanda sorge spontanea: solo noi italiani abbiamo la mafia? Quasi incredibilmente la risposta è no. Tutti siamo consapevoli del fatto che la mafia sia un’organizzazione criminale che ha radici in Sicilia, Calabria e Campania, ma non tutti sanno che essa sia presente anche nel Nord Italia, diffusa in Europa e nel mondo. Ebbene sì, la mafia non è un marchio tipicamente italiano, ma un fenomeno capace di insinuarsi nelle società e nei governi di tutti gli Stati del mondo, all’interno dei quali, pur assumendo caratteristiche e connotazioni diverse a seconda delle circostanze, mantiene inalterato il proprio interesse. Contrastare l’azione corrosiva della mafia richiede grande coraggio e determinazione, ma sopratutto l’impegno, l’unione e la mobilizza di tante persone che si riconoscono nei valori di onestà, giustizia, uguaglianza, rispetto e libertà. È proprio su questi valori che si fonda l’associazione Libera, fondata il 25 marzo 1995 da Don Luigi Ciotti con l’obbiettivo di scuotere le coscienze delle generazioni attuali e future e far crescere in loro il senso di legalità e il desiderio di libertà. 

A parlarci del tema Dal bene confiscato al bene comune la nostra scuola ha ospitato nell’ambito della Settimana delle lingue due esponenti di Libera, Francesco Coltorti e Peppino Paolini, sindaco di Isola del Piano. Entrambi coinvolti nelle due uniche realtà di beni confiscati nella Regione Marche. Il primo responsabile della cooperativa Pane e tulipani che gestisce un bene confiscato a Jesi, il secondo, sindaco del comune dove ricade l’altro bene confiscato alla mafia.

Libera aspira quindi a creare un tessuto sociale più sano preoccupandosi, in particolare, di formulare proposte di promozione sociale. Ne è un esempio la legge 109 promulgata nel marzo 1996 relativa al riutilizzo dei beni confiscati alle mafie. Grazie a tale legge la società è tornata proprietaria di beni precedentemente, acquisiti dalle mafie con risorse economiche e proventi illeciti, e lo stato permette alle associazioni come Libera di usufruire di questi beni per svolgere attività educative in grado di innescare processi di sviluppo locale e accrescere una maggior coesione sociale.

M. Bigini

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