
Accogliere uno studente straniero in casa è stata un’esperienza che mi ha lasciato molto più di quanto mi aspettassi. Non era la prima volta che ospitavamo qualcuno, ma questa volta era diverso: lui veniva dalla Romania, proprio come mia mamma, e questo ha reso tutto ancora più interessante, perché c’era un legame culturale che ci univa fin dall’inizio. L’occasione è nata grazie al progetto Erasmus “You’re Nature, You’re Future”, un’iniziativa bellissima che unisce ragazzi di 5 paesi Romania, Lituania, Grecia, Turchia e Italia con l’obiettivo di sensibilizzarli sull’ambiente, sulla natura e su quanto sia importante proteggerla. Nei giorni prima dell’arrivo del ragazzo rumeno, ero emozionata ma anche un po’ agitata. Mi chiedevo: “Come sarà? Ci troveremo bene? Riusciremo a capirci?”. Era tutto nuovo anche per lui, poiché si trattava della sua prima esperienza all’estero. Quando è arrivato, era molto timido, parlava poco e sembrava quasi in imbarazzo. Ma già dopo i primi giorni ha iniziato a sciogliersi. Forse anche grazie a mia mamma, che parlava rumeno con lui e lo faceva sentire a casa, oppure grazie al fatto che cercavamo tutti di metterlo a suo agio, coinvolgendolo nella nostra quotidianità. La nostra routine è cambiata, ma ogni cosa sembrava un po’ più speciale: la cena diventava un momento per raccontarci, i pomeriggi erano più vivaci, e in casa si respirava un’aria di scambio e curiosità. Non era solo lui a imparare qualcosa su di noi, ma anche noi su di lui, sulla sua vita, sulla Romania. Al di fuori delle attività scolastiche, abbiamo cercato di fargli vivere qualcosa di autentico, non solo da “ospite”, ma come parte del nostro gruppo. Lo abbiamo portato fuori con i nostri amici, gli abbiamo fatto conoscere i posti dove andiamo di solito e si è integrato molto bene. Una delle esperienze più belle è stata quando l’abbiamo portato a Cattolica. Abbiamo camminato sul lungomare, scattato foto e mangiato un gelato insieme. È stato un momento semplice, ma mi è rimasto impresso. Gli ho mostrato ogni angolo della città che per noi sono normali, ma per lui erano una scoperta. Il progetto “You’re Nature, You’re Future” ha avuto un doppio valore per me: da un lato mi ha fatto riflettere sull’ambiente e su quanto le nostre scelte quotidiane possano fare la differenza, dall’altro mi ha fatto conoscere persone meravigliose, alcune delle quali frequentano la mia stessa scuola e che prima neanche salutavo. Ora, invece, ci parliamo, ci sorridiamo nei corridoi e tutto grazie a questa esperienza. Alla fine, quando il ragazzo è partito, ci è dispiaciuto davvero. In pochi giorni si era creato un legame fatto di esperienze condivise e piccole cose che ci hanno unito.
Ospitare qualcuno non significa solo offrire un letto o un pasto: significa aprire la porta, ma soprattutto il cuore. E questa esperienza mi ha fatto crescere, mi ha fatto sentire più ricca, più consapevole, e soprattutto più aperta verso gli altri.
E. CECCARINI
