Ci sono storie che toccano il cuore e che, una volta ascoltate, non possiamo dimenticare. Sono storie di guerra, di persone che ogni giorno lottano per la propria sopravvivenza, di chi trova forza nell’impossibile.

Sandro Capatti, fotoreporter di guerra, ci ha raccontato alcune di queste storie, non solo con le parole, ma con le sue immagini. Ogni fotografia non era solo un’istantanea, ma una finestra aperta su mondi lontani, che, in realtà, potrebbero essere più vicini di quanto pensiamo. Capatti ci ha portato in luoghi che nessuno vorrebbe visitare, ma che dobbiamo conoscere per non dimenticare mai cosa significa davvero la guerra.
Io e la mia classe, la 5C AFM, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare giovedì 13 febbraio questo fotoreporter, che ci ha spiegato in cosa consiste il suo lavoro e ci ha mostrato alcune delle fotografie più significative che ha scattato.
Una, in particolare, mi ha colpito profondamente: una foto scattata in Bosnia, che ritrae un edificio distrutto dai colpi di arma da fuoco. Dietro una finestra, si intravede una signora anziana che, nonostante i gravi rischi quotidiani, si rifiuta di lasciare la sua casa. Come ci ha spiegato Capatti, questo comportamento è tipico degli anziani che vivono in zone di guerra, dove il legame con la propria casa e la propria terra è più forte della paura.
Ciò che mi ha colpito di quella storia non è solo la resistenza della signora, ma anche la resilienza delle persone che, pur vivendo in condizioni estreme, non si arrendono mai. A volte, racconta Capatti, è difficile persino trasportare queste persone nei campi di assistenza, perché la guerra ha reso impervia ogni via di fuga e ogni speranza di salvezza.
Alla fine dell’incontro, ho avuto l’opportunità di porre alcune domande a Capatti. Mi ha raccontato che, grazie al suo lavoro, ha imparato a comprendere meglio la fragilità della vita umana. Le sue fotografie ci permettono di vedere la guerra non solo nei suoi aspetti violenti, ma anche nelle sue devastanti conseguenze sulle persone, soprattutto sui civili, vittime silenziose e costanti dei conflitti.
Nonostante questo, come mi ha fatto notare, oggi sappiamo poco di ciò che accade realmente nelle zone di guerra. È fondamentale informarsi, ma sempre da fonti affidabili, per comprendere le vere dimensioni della tragedia e le sue conseguenze. Solo così possiamo evitare di rimanere indifferenti e, se possibile, sperare in un futuro in cui i conflitti possano finalmente fermarsi.
Inoltre, è importante ricordare che l’unica differenza tra noi, che viviamo in Paesi pacifici, e che vive in uno scenario di guerra, è spesso solo la pura fortuna geografica: la fortuna di essere nati in un angolo del mondo che non è segnato dalla guerra.
Per tutte queste ragioni, questo incontro non è stato solo interessante, ma essenziale. Ci ha spinto a riflettere sul nostro ruolo come osservatori di un mondo che, purtroppo, troppo spesso ci appare distante, ma che, in realtà, è più vicino di quanto pensiamo. Non dobbiamo mai dimenticare le realtà che ci sfuggono e dobbiamo essere sempre pronti a fare la nostra parte, anche solo comprendendo meglio ciò che accade intorno a noi.
H. Haamri
