Chiesero cosa fosse il divenire, non risposi ma pensai. Così, pensai ad una infinita e variabile quantità di anime che si logorano e si dilaniano nel più atroce dei dolori. Pensai al respiro asfissiato e alla mano tremante perché i barlumi di vita non la conducono più. Pensai agli sguardi, quelli finti e convenzionali fino ad arrivare a quelli rammaricati, desolati per la sola colpa di essere giudicati e abbassati con la vergogna di una dignità che si vanifica. Pensai, inoltre, a quanto la ‘’xenofobia’’ ci pervada e quanto la prevaricazione nel mondo non smetterà di oltraggiare il mio stesso animo, seppur lontano da ciò. Così, capii, che il divenire era un’umanità che espiasse qualsiasi forma di dolore, capii che questo divenire era la triade, un accordo di tre suoni che riappacificasse con la sua sinfonia: le anime, le genti e i venti maestrali dell’indifferenza. Decisi di scegliere un divenire fatto di mani che si rilassassero e respiri che non si mangiassero, una vita all’insegna del divenire. Un divenire che sta a noi scegliere se trasformare in collisione o nella liberazione di universi in espansione.
S. Hangan
