Il “Mistero Buffo” secondo Matthias Martelli

“Una rivelazione”, così Matthias Martelli racconta Dario Fo ai ragazzi del Liceo Raffaello, sabato 20 gennaio, nella sala comunale di San Costanzo. Giovane attore urbinate, Matthias vede per la prima volta il maestro (nonché premio Nobel) Fo in cassetta, all’età di dieci anni e ne rimane colpito.Un palco spoglio, un abito nero, un solo personaggio: una semplicità nuda, scabra, ma in grado di trasportare l’anima verso i più remoti regni della fantasia.
“Portare in scena un’opera come Mistero Buffo” spiega Matthias “richiede un enorme sforzo fisico, continue prove, perché il tutto deve sembrare semplice, facile, ma ciò non mi spaventa.L’unica cosa che temo è che ciò che Fo ci ha lasciato possa cadere nell’oblio”.
La prima campanella invita a posare i rispettivi calici di vino sul tavolo e a prendere posto, mentre una seconda suona e le luci si spengono.
Un silenzio sembra rapire i cuori degli spettatori, mentre per la sala riecheggia un rumore di passi proveniente dal palcoscenico.
Fra il nero quasi accecante si staglia una mano, mentre un “buona gente” viene pronunciato da Matthias, il quale sorride conquistando subito l’attenzione e la simpatia di chi ha di fronte. Ha così inizio la prima giullarata: lo spettatore viene catapultato immediatamente al tempo delle nozze di Cana, riesce a percepire l’odore del vino che si esala dalle brocche colme, la puzza del giullare ubriaco e, sebbene non comprenda la lingua da lui parlata (il grammelot, una lingua inventata, modellata sulle basi del dialetto padano dallo stesso Fo), ride, segue i movimenti di Matthias che interpreta tutti i personaggi insieme, saltando con estrema agilità da una parte all’altra del palco, padroneggiandolo perfettamente.È un successo destinato a crescere con la seconda giullarata: è la volta di Bonifacio VIII, papa avaro, vanitoso, il cui mantello puntellato di pietre preziose è tutto fuorché umile (tanto che solo con l’aiuto di ben cinque servi, fra cui il simpatico Stunat, riuscirà ad indossarlo senza alcuna fatica!).
Santo cielo: un pianto! Chi sarà mai?
È la terza e ultima giullarata della serata, che propone al pubblico un Gesù Bambino diverso da come noi siamo soliti pensarlo: è triste, disperato perché escluso dai giochi dei suoi coetanei, che lo guardano con disprezzo perché immigrato.Tematiche pungenti, personaggi esilaranti nella loro sorprendente attualità: Dario Fo e Matthias mettono in scena mondi non lontani dal nostro, mondi in cui la parola di Cristo è andata scomparendo, lasciando spazio a uomini che ne hanno abbracciato le leggi con uno scopo tutt’altro che cristiano: arricchirsi, ricoprirsi di gioielli e di abiti sontuosi.
Forse è proprio questo il punto di forza, l’asso nella manica di un’opera come Mistero Buffo: far riflettere lo spettatore, attraverso l’ironia, la satira e la comicità,.
“Una rivelazione” così i ragazzi del Liceo Raffaello raccontano Matthias Martelli.

S. Martinelli