Tutto viene e va

 Vi capita mai di fermarvi a pensare, anche un solo istante, a quanto sia unica la realtà che vi circonda?  Vi siete mai chiesti se alcuni aspetti di essa siano sempre stati e rimasti gli stessi?  Soffermatevi sul vostro paesaggio naturale o luogo preferito che sia: quanti nella storia del nostro pianeta hanno avuto l’onore di contemplarlo? Chi prima di noi ha avuto la possibilità di assaporarne la bellezza e l’atmosfera?  Sicuramente ben pochi.  

La realtà di fronte a noi, appare agli occhi per quella che è nel momento in cui la contempliamo: pensate per esempio ad un tramonto pieno di colori e tonalità proiettate su immensi e candidi cumuli di nuvole, un momento magico della giornata che non sarà mai identico ad altri tramonti, nonostante la ripetitività del processo. Questo è soltanto uno di tanti esempi per dimostrare quanto sia unico   ciò che ci circonda, anche se si tratta della stessa realtà in cui siamo immersi tutti i giorni. Nulla sarà sempre uguale a se stessa per l’eternità, anche se nella maggior parte delle situazioni la percezione sensoriale tende ad imporci questa visione. Ora prendiamo in considerazione il principio di identità e non contraddizione, legato alla tradizione greca: esso ci dice che un ente qualsiasi è sempre identico a se stesso e la sua autenticità non potrà mai essere negata. Questa logica è perfettamente applicabile in dei contesti prettamente astratti di matematica, geometria e tante altre discipline in cui ogni elemento deve assumere e mantenere rigorosamente un’identità propria; possiamo applicarla anche alla realtà concreta? Beh, per filosofi come il venerando Parmenide vissuto nel VI secolo a.C., questa sarebbe una domanda assurda, futile! Per Parmenide infatti l’ ”essere” era indiscutibilmente eterno ed immutabile. Da questa concezione della realtà, emerge una visione concettuale della natura, quasi stilizzata. In questo ambiente caratterizzato da grande staticità, tutto ha un’apparente identità propria (un albero è uguale a se stesso e sempre lo sarà in quanto albero), che tende però ad “oscurare” le caratteristiche vere e proprie di ogni cosa, quelle sfumature che caratterizzano e distinguono ogni singolo elemento su questa terra.  Senza dubbio gli elementi (viventi o inanimati che siano) possiedono caratteristiche che li rendono comuni ad altri, ma la loro unicità è conferita da una diversificazione individuale, in quanto ognuno di essi è soggetto al“divenire”.  

È noto che il processo di vita di un qualsiasi essere vivente dalla nascita alla morte è sempre uguale, in base alla specie a cui esso appartiene ovviamente, ma se avessimo la possibilità di studiare i singoli casi, ci accorgeremmo che ognuno si sviluppa attraverso percorsi differenti; dal momento che ogni cosa subisce una continua trasformazione propria, gli esiti non saranno mai gli stessi per tutti e mai si ripeteranno le fasi di trasformazione ormai superate. Il primo filosofo occidentale ad affermare con fermezza questo aspetto dell’esistenza, che oggi diamo spesso per scontato grazie alle numerose scoperte scientifiche, è stato Eraclito di Efeso, vissuto tra VI e V secolo a.C.:  già allora Eraclito era convinto del fatto che ogni cosa fosse continuamente “in balia della corrente di un fiume”, e come accade nel bel mezzo del flusso irrequieto di un corso d’acqua, tutto occupa una precisa posizione in un preciso istante di tempo, per poi essere trasportato via senza avere mai la possibilità di ritornare al punto di partenza. È forse questa una grande sciagura che affligge l’universo? Penso che nessuno sarà mai in grado di soddisfare questa curiosità. 

Risulta evidente che siamo parte di una realtà in continua evoluzione, in cui l’identità di ogni cosa subisce incessanti cambiamenti per i quali essa è portata a modificare la sua natura, sia esteriore che interiore nel caso degli esseri viventi.  Proprio questa peculiarità garantisce la sopravvivenza, e tutto ciò che si astiene dal “flusso” continuo in cui è immerso, è destinato a scomparire così come è nel momento in cui cessa di fluire assieme al resto. Probabilmente questa affermazione genera un senso di profonda malinconia che è perfettamente comprensibile, dal momento che le cose e le persone a cui siamo più affezionati sono destinate a cambiare la loro natura ed infine svanire; allo stesso tempo però, bisogna prendere coscienza di questo fatto per vivere al meglio ogni singolo istante della nostra esistenza, poiché nell’ incessante divenire di tutte le cose, nulla si manifesterà ai nostri sensi con le stesse parvenze per l’eternità.

V. ROSSI