Cittadini del Raffaello

Si sta concludendo un altro anno scolastico, per me il quinto al Raffaello. A luglio si diplomeranno le studentesse e gli studenti che ho accolto per la prima volta in istituto, li ho accompagnati e visti crescere dalla prima fino alla “maturità”. Questa circostanza mi ha portato a riflettere anche sul mio percorso e sulla bontà o meno delle scelte e delle decisioni messe in atto in questi anni.

Tutte le volte che parlo con studentesse, studenti e con le loro famiglie ripeto convintamente che la priorità assoluta è preoccuparsi di essere e di divenire cittadini consapevoli, educati, onesti, leali con se stessi e con il prossimo, capaci di comprendere la realtà che ci circonda e di portare il proprio contributo costruttivo e propositivo nella società. Ho provato ad essere esempio di valori irrinunciabili quali la costruzione e la difesa della dignità della persona, la solidarietà, la democrazia, l’uso consapevole delle libertà, l’uguaglianza, la pace, l’inclusione… Nulla di originale; è tutto scritto nella nostra Costituzione della Repubblica Italiana. È stato significativo ed emblematico accompagnare proprio i ragazzi delle quinte, lo scorso gennaio, al discorso inaugurale di “Pesaro capitale italiana della cultura” tenuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il regalo migliore e ideale per suggellare questo percorso di formazione, che continua ogni giorno per ciascuno di noi.

Alle studentesse e agli studenti dico: prendete sempre la parte migliore degli incontri che facciamo, delle relazioni che instauriamo, delle situazioni che ci troviamo a vivere. Il buono ci riscalda il cuore e ci dà l’energia e la passione per costruire, creare, credere nel futuro; il meno buono delle esperienze, che a volte inevitabilmente dobbiamo attraversare, può essere altrettanto illuminante per scegliere le direzioni da intraprendere nel personale processo di crescita.

È bello vedere sbocciare giovani cittadini, a volte con percorsi più lineari, a volte più turbolenti, a volte contro ogni speranza. E non c’è gioia più grande di vedere ragazzini arrivati bambini che escono da questo percorso come uomini e donne pronti ad affrontare il futuro e tutte le sue incertezze.