Dall’Irlanda alla Francia, l’esperienza all’estero un pieno di emozioni

Con gli occhi annebbiati da ricordi, il cuore colmo di emozioni, la mente piena di lezioni e la pelle segnata da qualche cicatrice, scrivo a voi, cari lettori, cercando di convincervi come tutto sia possibile, fuori dalla porta di casa vostra.

Vi è mai venuto il dubbio di come sarebbe potuta essere la vostra vita se non foste nati in Italia? Come sareste stati se invece di parlare italiano, parlaste thailandese? Se invece di andare a scuola in bus ci andaste con gli sci? Se invece di passare i pomeriggi sui libri di letteratura italiana li passaste nelle milonghe, scandendo il tempo a ritmo di tango?

A chi il nome di Cartesio è già noto, saprà bene, come tutta la sua fama sia dovuta ai sogni, ai dubbi ed alle idee. Ovviamente non sto insinuando che dopo un soggiorno-studio all’estero si diventi filosofi, ma posso affermare con certezza che nuovi pensieri e punti di vista maturino dopo esperienze simili.

I miei viaggi, in terza in Irlanda e in quarta in Francia, sono stati per me importanti lezioni di vita, vissuti come delle montagne russe.

Il tutto inizia mesi prima dell’effettiva partenza, come quando si aspetta in fila, per salire su una giostra. Ci si chiede come sarà, se si stia facendo la scelta giusta e se si è pronti ad affrontare tante emozioni da solo.  

Con tanta pazienza si arriva al momento di accomodarsi sui vagoni, o meglio sull’aereo, e si fa la conoscenza d’altri ragazzi intrepidi, che anche loro sono arrivati fino a lì, curiosi, ansiosi. Per un’ultima volta, voltandosi, con la testa ritta e lo sguardo sicuro, si fa un gesto con la mano verso i genitori. L’uccellino ha spiegato le ali ed è pronto per volare.

È ora d’allacciare le cinture, per evitare che il cuore non sbalzi fuori dal petto. La carrozza è partita, ma l’unica cosa che si presenta agli occhi è una lenta salita, che rappresenta i primi mesi del viaggio. Conoscere la nuova famiglia, inserirsi un una nuova scuola e crearsi nuove abitudini è per tutti un’ardua sfida, e la scarsa capacità di comunicare non aiuta. Ricordatevi tuttavia di fare voi la primo passo, accettando e apprezzando le diversità. All’estero siete voi gli sconosciuti e intrusi, e purtroppo a volte ve lo faranno anche pesare. Io la sfida più difficile l’ho affrontata in Francia, con i miei compagni di classe. Ricordatevi però, che per fortuna i compagni che anche loro hanno intrapreso questo viaggio ti capiscono, non con parole, ma attraverso semplici sguardi e strette di mano, pronti per sostenerti.

Ma come in tutte le salite, a seguire, c’è sempre una discesa. Parlando per esperienza, ho temuto che quel momento sarebbe stato il peggiore, ma mi sono potuta ricredere. Mai tanta felicità mi aveva travolto. Sentivo come ogni emozione mi stritolasse, togliendomi il fiato, come quando in una caduta libera l’aria ti avvolge nelle sue spire, fino a stordirmi e trasportando via con se ogni pensiero.

Come in ogni montagna russa che si rispetti però, non ci sono solo salite e discese, ma anche bruschi sbandamenti, che fanno sbatter le costole sul duro ferro. Invece di lamenti, dopo ogni duro colpo la postura si fortifica, superando gli ostacoli successivi con maggior sicurezza fino a ché il percorso non ritorna lineare.

Ma ogni cosa, bella o brutta, come inizia deve anche concludersi.

Per rimanere nel paragone, il fine corsa rappresenta gli ultimi mesi dei viaggi studio. Con gli occhi, un po’ malinconici, umidi per via di quell’aria che da solida era tornata fluente e con una strana sensazione di leggerezza e rilassatezza dovuta dal rilascio di adrenalina, si rimettono i piedi per terra. I genitori, con le braccia spalancate, sanno già che questa esperienza sarà la prima di tante.

Spero che questo articolo vi abbia incuriosito e invogliato a superare i vostri orizzonti.

G. De Donatis

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