La scuola che vorrei

Per noi studenti della classe II C dell’IIS “Raffaello” di Urbino la chiusura della sede della nostra scuola ha rappresentato un evento sconvolgente e doloroso, che ci ha proiettato in una situazione nuova, certamente insolita e disagevole. 

Il nostro Istituto è stato infatti diviso in tre/quattro plessi diversi, a seconda del corso di studi, e noi, come indirizzo tecnico-turistico sistemato negli spazi del Collegio Tridente, ci siamo ritrovati promossi, forse un po’ troppo precocemente e inaspettatamente, a studenti universitari intenti a seguire le lezioni dagli scranni di ripide aule a gradoni, dai cui banchetti a ribaltina i nostri manuali, insolenti e ribelli, continuamente si gettano a terra; non solo; da due settimane a questa parte ci stiamo abituando a valutare bene le condizioni meteorologiche prima di domandare di poterci recare ai servizi, dai quali ci separa un cortile a cielo aperto, e abbiamo anche imparato a coordinarci in un efficace tam tam per indovinare e individuare con crescente precisione il momento esatto del suono della campanella inesistente.

Tuttavia, ciò che ci rattrista e ci disorienta maggiormente è il fatto di essere separati dai nostri compagni degli altri due indirizzi; il “Raffaello” è e sarà sempre un cuore unico. Per noi la scuola rappresenta una seconda casa nella quale crescere spensierati, nella cultura e nell’amicizia; una casa in cui è però fondamentale sentirsi al sicuro.

Per questo motivo e per partecipare come protagonisti attivi a ciò che accade, ci piace immaginare ed esprimere a tutti l’idea della scuola che vorremmo ci accogliesse in futuro.

In primo luogo ci piacerebbe un edificio spazioso, luminoso e accogliente, dotato di tanti laboratori per una didattica coinvolgente; aule colorate da poter personalizzare, attrezzate con lavagne multimediali e armadietti; una biblioteca grande e moderna, un’aula magna per gli incontri e un’aula studio nella quale confrontarsi e condividere il lavoro. Vorremmo una scuola ispirata ai principi di ecologia e sostenibilità, alimentata a basso consumo energetico, con distributori per l’acqua dai quali riempire le nostre borracce e un giardino. I diversi settori della struttura, eventualmente dedicati a ciascun indirizzo, devono dialogare fra loro, per esprimere la coesione tra noi studenti; alle aule dovrà quindi condurre un unico ingresso esterno, decorato con una grande immagine di Raffaello e – perché no? – con una foto del vecchio edificio di Via Oddi in bacheca a ricordo del passato e della nostra storia.

Da quella immagine, tuttavia, ci auguriamo che passi infine un monito e un messaggio di sensibilizzazione sul tema dell’edilizia scolastica, troppo spesso trascurato dalle politiche dei governi, perché dallo sgretolamento materiale di un edificio c’è il rischio concreto che derivi quello di un’identità scolastica. Noi invece vorremmo che dalla ricostruzione passi una rifondazione di tale identità, che è soprattutto la ricomposizione di una comunità.

Salutiamo confidando che le nostre parole possano essere accolte e considerate.

“Il Raffaello siamo noi”.