Una giornata speciale al Centro educativo Francesca

Il 3 aprile noi alunni della classe 3DL, nell’ambito delle attività di Orientamento promesse dalla scuola, abbiamo visitato il centro socio-educativo Francesca di Ca’ Messere; è stata un’esperienza importante della quale sicuramente ci ricorderemo. Abbiamo avuto la fortuna di poter intervistare degli educatori, e queste sono le risposte che ci sono state date:

  1. Perché ha scelto di fare l’educatore?

Gianni: “L’ho scelto perché mi piace, semplicemente. Ho scoperto che mi trovavo bene con questo tipo di vita, dopo tanti anni non è più un lavoro, ma diventa un “modus vivendi”  cioè un modo di vivere o meglio di esistere. Sono impegnato sul sociale e svolgo tanti lavori, mi sono trovato bene e quindi sto qui.”

  1. Quali sono le maggiori difficoltà di questo lavoro?

Bruna: ”Riuscire a far capire al mondo intero che non è solo un lavoro ma un’esperienza fantastica, anche se ancora è difficile per chi come noi non ha avuto la fortuna di trovarsi qua. Ma comunque resta il fatto che è una bella possibilità di lavoro. Sono arrivata a questo impiego per caso, è la vita che mi ci ha portato, non sono stata io a scegliere”.

  1. Quali attività svogli in questo centro?

Bruna: ”Noi siamo molto polivalenti, quindi anche se ognuno di noi ha una sua area di competenza, tutto è condiviso, la progettazione…l’organizzazione, insomma siamo disponibili a tutto e decisamente versatili.”

Cristina:“Io aggiungo che tra tutte le attività quella che mi capita di fare più spesso è la parte sportiva, mi piace perché mi fa sfidare il limite e dimostrare che si può superare”

  1. Da quanto tempo svolgete questo lavoro?

Bruna::“ Io sono quella che ha più esperienza, sono qui dal 1990”

Gianni :“Io sono arrivato nel ‘93”

Cristina:“Io invece nel ‘95, inoltre adesso ci sono molti giovani che fanno l’università e che già lavorano con noi”

  1. Vi sentite appagati emotivamente svolgendo questo lavoro?

Cristina: “Sì, non lo cambierei con nessun altro lavoro al mondo. Lavorare qui significa anche creare una dimensione piacevole per sé e per gli altri, basata sull’amicizia, come una materia scolastica che ti piace, non ti pesa, anzi sei contento di farla e non vedi l’ora di studiarla, così è per me questo lavoro: io vengo a lavorare contenta.

Infine una delle educatrici, Cristina, ha rivolto una domanda a noi studenti:

“Prima di venire qui che idea avevate, e adesso che andate via avete la stessa idea, o un’idea diversa?

Questa domanda ci ha fatto riflettere, ognuno di noi si è reso conto che prima di incontrare persone con disabilità, molti potrebbero avere preconcetti basati su stereotipi e mancanza di conoscenza. Potremmo pensare che le persone con disabilità siano incapaci, dipendenti o poco interessanti.

Tuttavia, spesso queste percezioni sono errate e limitanti. È importante ricordare che ogni individuo è unico e ha molto da offrire, indipendentemente dalle prove che affronta. Incontrare persone con disabilità può spesso sfidare e cambiare queste concezioni, aprendo la mente a una prospettiva più inclusiva e compassionevole. La visita al centro, per esempio, ci ha aiutato ad aprire la mente e a cambiare il nostro modo di vedere la disabilità, sono persone uguali a noi, pieni di capacità ma che forse devono affrontare sfide più dure delle nostre. Bisogna passare dalla logica dei limiti a quella delle potenzialità, ed è in questo cambio di prospettiva che si apre, potremmo dire, una riflessione esistenziale, su quando e quanto cioè i nostri limiti, che abbiamo tutti, non ci chiudono strade da percorrere ma ci indicano la o le vie giuste e possibili.

Bucarini E., Diotalevi S., Lucciarini M.

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