Dal Giappone al Raffaello, intervista con Hana

Tra i corridoi della nostra scuola, ogni giorno si incrociano storie diverse, ma alcune si distinguono per il coraggio e la voglia di mettersi in gioco. È il caso di Hana, una studentessa giapponese che quest’anno ha deciso di vivere un’esperienza dove si è messa alla prova con coraggio e con determinazione: frequentare un intero anno scolastico all’estero.
Spinta dalla curiosità e dal desiderio di conoscere la nostra cultura che è completamente diversa dalla sua, Hana ha lasciato la sua famiglia, gli amici e le abitudini quotidiane per tuffarsi in una realtà totalmente nuova. Al momento si trova qua ad Urbino dove sta frequentando la nostra scuola e affrontando nuove sfide linguistiche, culturali e personali ogni giorno.
Ho avuto la fortuna di parlarle in privato e di farle domande più approfondite sulla sua esperienza e sulle differenze che ha riscontrato in questi mesi lontana da casa.

Quali sono state le maggiori difficoltà linguistiche che hai incontrato arrivando in Italia?
Appena sono arrivata in Italia, è stato davvero difficile capire quello che le persone dicevano. Parlano molto velocemente e usano tante espressioni quotidiane che nei libri di testo non si trovano. A scuola, sia i professori che i compagni parlavano in fretta, quindi all’inizio mi sentivo un po’ persa e avevo paura di non riuscire a seguire. Però, nonostante le difficoltà, tutti hanno cercato in ogni modo di aiutarmi. I miei compagni spesso cercavano parole più semplici, oppure usavano l’inglese quando vedevano che non capivo. Anche la mia famiglia ospitante faceva di tutto per farsi comprendere: parlavano lentamente, ripetevano le frasi, e a volte usavano gesti divertenti per spiegarsi meglio. Questo mi ha fatto sentire accolta e meno sola. Con tanta pazienza e grazie al loro impegno, giorno dopo giorno ho cominciato a capire sempre di più, e ho iniziato a sentirmi più sicura e a mio agio nella nuova lingua e nella nuova vita in Italia.

Com’è stato il tuo primo impatto con l’Italia? Hai notato differenze rispetto al Giappone?
Il primo impatto è stato molto forte: tutto era diverso, dal cibo al modo di salutare le persone. Ma la cosa che mi ha colpito di più è stato il sistema scolastico. In Giappone è molto più rigido, dobbiamo indossare delle uniformi, le ragazze non possono truccarsi o indossare gioielli e dopo il pranzo in mensa tutti gli studenti devono risistemare e pulire.
Qui in Italia invece ho trovato un ambiente più rilassato: si può parlare di più durante le lezioni, ci sono meno pressioni e il rapporto con i professori è più amichevole.

Sei riuscita a fare amicizia facilmente con i tuoi compagni di scuola italiani?

All’inizio non è stato facile, soprattutto per la lingua. Mi sentivo un po’ esclusa perché non capivo tutto e avevo paura di parlare. Ma i miei compagni sono stati molto gentili: mi hanno sempre aiutata, parlavano lentamente per farmi capire e dopo poche settimane hanno cominciato a invitarmi a uscire con loro. Ora esco quasi tutti i sabati con alcuni amici, andiamo al cinema o a mangiare una pizza, mi sento davvero parte del gruppo e ne sono contenta!

L’esperienza di Hana ci mostra quanto possa essere difficile, ma anche arricchente, vivere un anno all’estero. Affrontare una nuova lingua, adattarsi a un sistema scolastico diverso e cercare di costruire nuove relazioni non è semplice, ma con pazienza e apertura si può riuscire a superare ogni ostacolo. Chi vive un’esperienza all’estero, come Hana, non solo impara una nuova lingua, ma impara anche a conoscere sé stesso!

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