“Salvare il salvabile”, una lectio di Mario Tozzi

Natura-Cultura al Festival del giornalismo culturale

La Terra ha davvero bisogno dell’esistenza dell’uomo? La nostra concezione antropocentrica ci porta spesso a pensare che l’esistenza dell’uomo sia fondamentale per l’intero pianeta e per l’ecosistema, ma è davvero così? In realtà no. L’uomo non è un elemento essenziale per la sopravvivenza degli altri esseri viventi e la sua scomparsa non avrebbe un impatto significativo sulla vita degli altri organismi; mentre, all’opposto, se dovesse estinguersi un qualsiasi essere vivente (diverso dal sapiens) si creerebbe un effetto domino sull’intero ecosistema.

Da noi non dipende nessun altro tipo di vita, se non il sapiens stesso.

Un’altra buffa convinzione che l’uomo ha è quella di essere l’unico organismo vivente dotato di intelligenza. Ma chi lo ha mai detto? L’intelligenza è presente nei frammenti di RNA, nei virus, che sono straordinari elaboratori di codici alla continua ricerca di nuovi modi di sopravvivenza alle condizioni a loro avverse. Addirittura è stato provato che alcuni animali, come gli elefanti, possono essere persino più intelligenti dell’uomo.

Nemmeno l’uso della parola ci distingue, perché anche i pesci sono in grado di comunicare tra loro, così come altri esseri viventi.

Allora cosa ci distingue? L’unico elemento che distingue l’uomo dagli altri organismi è la capacità di accumulare: nessun altro essere vivente lo fa. Solo dopo lo sviluppo dell’agricoltura l’uomo ha iniziato a differenziarsi, diventando homo oeconomicus. E si può affermare che con la nascita dell’homo oeconomicus è iniziata anche la decadenza della salute ambientale, condizionata fortemente dalle scelte umane.

Oggi cerchiamo di trovare soluzioni alle scelte irresponsabili che hanno creato danni permanenti e quasi irreparabili al nostro pianeta.

Queste riflessioni sono frutto della lectio dal titolo, “Salvare il salvabile” di Mario Tozzi, divulgatore scientifico, saggista e conduttore televisivo nell’ambito del Festival del giornalismo culturale, a cui noi studenti delle classi 5C e 5AL abbiamo avuto l’opportunità di assistere sabato 11 ottobre, a Palazzo Ducale.

Mario Tozzi, ci ha invitati a rompere con un atteggiamento predatorio nei confronti dell’ambiente e a scrivere una storia diversa per cambiare il corso degli eventi facendo scelte responsabili. Parlando degli incendi nella foresta amazzonica alla plastica nei mari, ci ha spronato a ripensare il nostro posto tra i viventi, abbandonando la presunzione che collocherebbe l’uomo in cima a un’immaginaria gerarchia della specie.

A. Di Vincenzo

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